ospedale-s-giovanni-di-dioLa procura di Agrigento dovrà rivedere il provvedimento di sequestro dell’ospedale San Giovanni di Dio. Gli atti sono stati rinviati in via Mazzini da un mittente illustre: la Suprema Corte di Cassazione. Per il dissequestro del nosocomio costruito con cemento depotenziato parteggia la difesa delle 28 persone, finite sotto inchiesta per la realizzazione della struttura di contrada Consolida. A chiedere agli ermellini l’annullamento del sequestro era stato anche il procuratore generale, eppure il tribunale del riesame, alla vigilia dello scorso ferragosto aveva confermato la misura ritenuta uno “strumento adeguato e indispensabile”, l'”unico idoneo a scongiurare le conseguenze che l’uso della struttura comporterebbe”.

I giudici palermitani sottolinearono che il “rischio è in stretta correlazione alla resistenza dei calcestruzzi, al rischio sismico e ai carichi operanti sugli elementi strutturali”. E questo, aggiunse il Tribunale, nonostante “non ci sia una previsione di crollo immediato”. Per la Procura agrigentina infatti “il sequestro preventivo non può intervenire solo quando si sente lo scricchiolio dei pilastri ma – si argomenta nell’ordinanza – deve tendere a salvaguardare l’incolumità di un numero indeterminato di persone che ogni giorno affollano l’ospedale e che le difformità progettuali mettono in pericolo”.


Nel tempo, dopo varie proroghe, era comunque stato scongiurato un altro provvedimento che si sarebbe rivelato un trauma per la sanità agrigentina: lo sgombero del San Giovanni di Dio, considerato una modalità esecutiva del sequestro. La revoca della Procura seguì il lavoro dei tecnici della protezione civile sul complesso ospedaliero. La strada giudiziaria oggi, per una volta, eguaglia quella politica. Le istituzioni agrigentine infatti, a partire dal ministro della Giustizia, Angelino Alfano, si mobilitarono strenuamente fino a coinvolgere il capo della Protezione Civile, Guido Bertolaso.