Una strana coincidenza ieri ha accompagnato l’udienza preliminare al processo che molti hanno già ribattezzato “Sant’Angelo”. Lo stesso giorno in cui a Licata, infatti, fervevano i festeggiamenti liturgici per il patrono della città marinara, 46 chilometri più ad ovest, nel Palazzo di Giustizia di Agrigento, il Gup Stefano Zammuto, accogliendo la richiesta della Procura, rinviava a giudizio, per corruzione aggravata, l’ex assessore ai Servizi sociali di Licata, Tiziana Zirafi, l’ex vice presidente del Consiglio comunale, Nicolò Riccobene, l’impresario di spettacoli, Carmelo Napolitano, di Gela, e il sindaco Angelo Graci, che per un divieto di dimora confermato dalla Cassazione non può risiedere nella città che amministra. Proprio dalla festa di Sant’Angelo, dell’anno scorso però, parte l’inchiesta, che vede coinvolti i 4 imputati. Lo spettacolo finale presentato da Salvo La Rosa, con le performance della cantante Dolcenera e degli artisti Daniele Battaglia e Enrico Guarneri “Litterio”, secondo l’accusa, sarebbe stato il frutto di un accordo tra i tre amministratori licatesi e l’impresario gelese, scelto con logiche fuori dal mercato. La tangente al centro dell’inchiesta avrebbe un valore relativamente basso per rischiare il carcere: 6mila euro. Gli imputati saranno giudicati con il rito ordinario che non ammette sconti nelle pene, ma che permetterà di andare fino in fondo nella vicenda con testimoni, elementi di prova e documenti, per difesa e accusa. La prima udienza che aprirà il dibattimento è prevista per il prossimo 5 luglio davanti alla seconda sezione penale del Tribunale di Agrigento. Il Gup di Agrigento stamani ha ammesso come parte civile il Comune di Licata, formalizzata dalla Giunta Municipale in una delibera che ha fatto discutere, in quanto a capo dello stesso Esecutivo ritenuto parte offesa, c’è il sindaco Graci, imputato nel processo.













