Condannati entrambi, gli imputati giudicati con il rito abbreviato al processo “Overdose”, anche se salta il reato che ha dato il nome all’operazione dei carabinieri. L’inchiesta partì dalla morte di un giovane tossicodipendente di Naro, stroncato da un collasso cardiocircolatorio dopo essersi fatto di eroina in casa. La vittima era in compagnia di un amico che aveva cercato di ripulire l’ambiente per non mostrare la vera causa del decesso. Gli inquirenti però non si fermarono alle apparenze e riuscirono ad individuare e a guadagnare la collaborazione del giovane più fortunato che, dopo essersi bucato, in un primo momento svenne, ma poi si risvegliò accanto al cadavere dell’amico. La droga, secondo l’accusa, era stata venduta ai due dal canicattinese Maurizio Li Calzi, 36 anni oggi, uno dei due imputati, ma secondo la requisitoria dello stesso pm Giacomo Forte, “non c’è la dimostrazione di una prevedibilità in concreto nei termini della colpa per quel decesso”. Cadendo così l’accusa di omicidio colposo, Li Calzi, difeso dall’avvocato Calogero Meli, è stato condannato a 4 anni e 8 mesi di carcere, e al pagamento di 20mila euro di multa. Il pubblico ministero aveva chiesto 8 anni di reclusione. All’altro imputato, Antonio Parla, 30 anni di Canicattì, assistito dall’avvocato Giovanni Salvaggio, il giudice per le udienze preliminari Luisa Turco ha invece inflitto una pena a 4 anni e 4 mesi di carcere, oltre ad una multa di 18mila euro. La requisitoria del pm invocava sei anni. Il canicattinese era accusato di aver trasportato dal Nord Italia 400 grammi di cocaina, coinvolgendo nel viaggio un’altra persona, ricompensata con 100 grammi di hashish. Nel blitz dei carabinieri, il 17 luglio del 2009, furono arrestate nove persone: quattro hanno patteggiato, mentre per gli imputati che saranno giudicati con il rito ordinario il processo è fermo. La prima udienza non si è potuta tenere per un difetto di notifica ed è stata così rinviata a dopo le ferie, nella seconda metà di settembre. L’inchiesta accertò un giro d’affari nello spaccio di droga che contava oltre 300 clienti. Gli assuntori a Canicattì compravano gli stupefacenti bussando alla finestra di una coppia di indagati, mettevano gli ovuli in bocca e pagavano.