Il  lusinghiero primato conquistato nell’indagine condotta dall’ISTAT sui consumi idrici degli italiani dovrebbe finalmente inorgoglirci ed invece non rappresenta che l’ennesima beffa, anzi, la beffa delle beffe!

Sapere, infatti, che rispetto ad un cittadino di Monza in un anno, in media, un agrigentino consuma ben 59 metri cubi di acqua in meno potrebbe essere una cosa di cui andare fieri se non fosse noto che questa “parsimonia” nell’utilizzo del prezioso liquido è dovuta a due concause alquanto negative: da un lato, lo spauracchio della crisi idrica sempre incombente, dall’altro gli importi esorbitanti delle bollette che, soprattutto dal 2007 in poi, hanno fatto rizzare letteralmente i capelli in testa a centinaia di padri di famiglia e, con ogni probabilità, hanno “costretto” ognuno di noi a tirare la corda, o meglio, a stringere il rubinetto.


Se a tutto ciò aggiungiamo un paio di particolari di cui spesso non si tiene conto, e cioè l’acquisto e il consumo altissimo di acqua minerale e depotabilizzata, e le ingenti spese affrontate per dotare le abitazioni di vasche di raccolta, comprendiamo bene come quel primato sia alquanto effimero, fondato non tanto sull’attenzione del cittadino verso la più preziosa risorsa del nostro pianeta, l’acqua, ma su uno stato di perenne necessità e di emergenza che lo costringe ad essere virtuoso suo malgrado.

Da ambientalisti non possiamo che augurarci che un risultato di tal fatta venga replicato dai nostri concittadini in condizioni ben diverse e di gran lunga migliori delle attuali: significherebbe acqua corrente nelle case degli agrigentini 24 ore su 24!

Agrigento, 3 agosto 2010

Claudia Casa

(Coordinamento Circolo Rabat)