E’ dal 2005 che a 16 mila agrigentini, tra imprese e famiglie, è stata imposta la più alta tariffa nazionale per il servizio di raccolta dei rifiuti urbani, ed è da allora che la città contesta la tolleranza del Comune prima e dell’Ato poi, sull’enorme area di evasione, i cui riflessi costi con la TARSU facevano carico al bilancio municipale e con l’avvento della TIA furono scaricati sui cittadini paganti.

A Massimo Muglia ed a Gaetano Mancuso fu chiesto di attivare una vera e propria campagna di disboscamento dei “furbi” e di iscrivere al “ruolo” chi parassitariamente non pagava il servizio fruito, ed a saldo delle loro gestioni, i due ex Amministratori di Gesa offrirono alla città come risultato della loro lotta alla evasione la identificazione di complessive 11 mila nuove utenze, recuperate al “ruolo” con un gettito aggiuntivo alle entrate di quasi tre milioni di euro.


Oggi, il nuovo Amministratore, la signora Teresa Restivo, ha annunciato di avere “scovato” ulteriori 8 mila evasori totali che, costretti al pagamento del dovuto, dovrebbero determinare una entrata aggiuntiva di 2 milioni e mezzo di euro l’anno e, messi a recupero le bollette evase negli anni precedenti si dovrebbe determinare un saldo di 12 milioni di euro che potrebbe rappresentare una alta fonte di risanamento di un bilancio economico disastrato e pesantemente indebitato.

Se sarà così sarà un miracolo!

Si, perché dopo la prima e la seconda campagna di lotta alla evasione e di conseguente emersione di 11 mila utenze inabissate nei “fondali” urbani, la città non ha avuto modo di verificare sulle bollette un solo centesimo di riduzione rispetto al costo precedentemente pagato, anzi ha subito un aumento, malgrado la riduzione dell’unità di conferimento nella discarica di Siculiana.

Le ragioni stavano tutte nel fatto che l’Ato aveva, in concorso col Comune, prodotto e registrato una crescita dei costi di gestione ? !

Quindi, nessun beneficio è venuto dalla lotta alla evasione ai 16 mila agrigentini paganti la Tia dal 2005, a cui, solo per un atto amministrativo dell’ex Sindaco Piazza, venne sospesa e poi annullata la terza rata 2005.

Oggi, dalla signora Teresa Restivo, la città si aspetta di sapere quali effetti benefici sulla bollettazione produrrà la sua fertile azione di lotta alla evasione, perché se questi effetti positivi non ci saranno la sua azione, sempre meritoria risulterebbe sterile dal punto di vista sociale.

Altra cosa che la città vorrebbe sapere è di quali costi si è caricato il Comune, rispetto alle fasce deboli della comunità, tra pensionati al minimo e di vecchiaia (€ 450 mensili) e di invalidità civile (€ 255 mensili) che “vivono” in tale stato di disagio economico, da non potere sopportare, come le famiglie con componenti non autosufficienti e non assistiti, l’alto costo delle bollette.

Sul mancato decoro, la città ha le sue colpe ! perché ci sono troppi cittadini di tutte le età che la sporcano e violano costantemente le regole ed il rispetto dei luoghi di vita pubblica, provocando danni di immagine e di costi aggiuntivi per la pulizia che, comunque, lascia molto a desiderare.

Questa evasione dai comportamenti urbani e civili è tale perché manca una campagna repressiva da parte del Comune, esattamente simile a quella del passato per il pagamento del costo del servizio di raccolta dei rifiuti.

Sulla differenziata, se Agrigento è ferma al 7,6% c’è una responsabilità della Gesa che ha installato un numero basso di centri di raccolta rispetto alla configurazione della città e le imprese hanno turni di raccolta ridotti per cui spesso il cittadino non può conferire perché i cassonetti sono colmi ed il ricevimento della differenziata è inibito. E, poi, anche se modesti gli sconti nel 2010 per effetto del conferimento differenziato 2009, andava fatto per incentivare l’utenza.

Conclusivamente la città chiede sia messa a profitto per i suoi cittadini la lotta alla evasione e quella contro chi la sporca impunemente facendo aumentare i costi del servizio.