Gerlandino Messina, l’ex boss di Cosa Nostra, arrestato sabato sera dai carabinieri sarà interrogato domani mattina dal gip del tribunale di Agrigento, Stefano Zammuto. Davanti al tribunale ordinario, Messina, difeso dall’avvocato Salvatore Pennica, comparirà per la convalida dell’arresto per detenzione illegale di armi.

Quando è stato bloccato, nel covo di via Stati Uniti a Favara, è stato trovato in possesso di due pistole: un revolver calibro 357 magnum con matricola abrasa e 6 cartucce nel tamburo e una semiautomatica calibro 9, con matricola abrasa, e 15 cartucce. Il pm è Santo Fornasier.


Secondo quanto ha riferito il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, il boss “aveva in tasca dei pizzini con la descrizione delle opere pubbliche che si faranno presto in Sicilia con la lista delle aziende da contattare”.

Nel covo di Favara sarebbero stati trovati molti altri documenti che gli investigatori ritengono importanti, tra questi c’era anche un biglietto, probabilmente la brutta copia di quello poi spedito, indirizzato al capomafia trapanese latitante Matteo Messina Denaro. Nella lettera, in cui c’è esplicitamente il nome del padrino ricercato, Messina cerca accordi per la spartizione territoriale delle “messe a posto”, suggerendo una sorta di suddivisione per aree della gestione del pizzo alle imprese.

Il biglietto, ritrovato dagli investigatori, oltre a documentare i recenti rapporti tra i due capimafia, dimostra che Gerlandino Messina, contrariamente alla linea dettata dal suo predecessore alla guida delle cosche agrigentine, Giuseppe Falzone, grande nemico di Messina Denaro, cercava accordi con il padrino di Castelvetrano.

“Questo che è stato arrestato – ha ricordato Maroni – è il numero due della mafia e adesso stiamo dando la caccia al numero uno, Matteo Messina Denaro: il cerchio si stringe e sono ottimista nonchè sicuro che presto sarà assicurato alla giustizia”.

La Procura di Palermo intanto ha trasmesso al ministro della Giustizia Angelino Alfano la richiesta di applicazione del carcere duro per il boss. Il procuratore di Palermo e il sostituto Rita Fulantelli, che hanno coordinato le indagini che hanno portato alla cattura del capomafia, hanno predisposto il fascicolo da inviare in via Arenula.

Sempre domani, invece, prima di Messina sarà, invece, interrogato il suo presunto vivandiere: Calogero Bellavia, 21 anni, che è difeso dall’avvocato Antonino Gaziano.

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La figlia di Anna Messina, sorella di Gerlandino, il killer mafioso latitante arrestato ad Agrigento, difende lo zio su Facebook provocando una botta e risposta con altri giovani agrigentini. Lo scorso febbraio, un’altra sorella di Messina, Angela, difese sempre su Facebook l’altro fratello, Fabrizio, che era stato assolto dall’accusa di mafia, ma a gennaio fu arrestato per l’omicidio di un imprenditore nel Varesotto.

Scrive la nipote del mafioso: ‘”Sto cretino come affermi tu è mio zio e sono fiera di essere sua nipote. È una persona bellissima e che amo più della mia vita. Ognuno di voi che siete qui a giudicare pensi per i fatti propri, invece di farsi quelli degli altri…. e invece di parlare sappiate bene le cose.

Mi spiace essermi abbassata a certi livelli rispondendo ai vostri commenti. Ma non ho potuto fare a meno, amo mio zio e lo difenderò contro tutto e tutti…e contro certe persone vigliacche come voi”. Le risponde una ragazza: “Quindi stai praticamente affermando di essere fiera di avere uno zio che ha assassinato un maresciallo dei carabinieri? Per non parlare poi del fatto che era il secondo maggiore esponente di Cosa nostra. Non so se mi spiego. Wow complimenti”.  La nipote di Messina viene difesa anche dal suo giovane fidanzato.

Scrive poi il titolare della bacheca di Facebook dove appaiono i commenti: “Premesso che io rispetto qualsiasi legame affettivo e di parentela di qualsiasi persona mafiosa o non mafiosa, onesta o non onesta. Ma vi prego, e ve lo dico cortesemente, di non scrivere sulla mia bacheca che un mafioso, perché parente o non parente, è bravo, buono o altro. Solo per il rispetto alla famiglia del maresciallo Guazzelli, alla famiglia del piccolo Di Matteo e tante tante altre famiglie.

Siamo un paese democratico e tutto ciò che si pensa si puo dire senza problemi anche manifestare il bene che si vuole ad uno zio. Ma per favore non stravolgiamo la realtà delle cose”.

Calogero Bellavia, il presunto vivandiere di Gerlandino Messina, arrestato sabato sera dai carabinieri e chiave di volta delle indagini che hanno portato al covo del superlatitante, giocava, fino a tre anni fa, nel Favara calcio che, allora, militava in Eccellenza. “Era – ricorda l’ex presidente Giuseppe Cusumano – un centrocampista con capacità di spingersi in attacco. Non era un titolare, ma alcune partite le aveva sapute giocare dando il meglio di se”.

Durante un incontro di calcio, nella stagione 2007-2008, in cui il giovane era in campo, per un brutto fallo venne espulso. Sempre durante lo stesso incontro, ci furono altri brutti falli, fatti dai suoi compagni di gioco, che crearono momenti di tensione. Durante un principio di rissa fra i giocatori, Bellavia assestò un pugno in pieno volto all’arbitro e venne squalificato per cinque anni.

“Conoscevo il ragazzo – ha detto l’ex presidente del Favara calcio – ma mai avrei potuto immaginare una cosa del genere. Era uno che amava lo sport e anche se non era titolare era disposto a sacrificarsi per il bene della squadra”.