Fino a un paio di decenni fa, in contrada Cannarozzo – sulla strada che conduce ai Pizzi di Giummello e a Naro – sgorgava dell’ottima acqua dall’antica Fontana dei Monaci. Il nome deriva dal vicino convento che i frati domenicani di Canicatti utilizzavano come residenza estiva e che insisteva su una tenuta estesa – secondo lo storico Pietro Candiano – cinque salme. L’edificio svolgeva anche la funzione di piccola azienda, come attestato dalla presenza di una macina in pietra, di un torchio con asse in legno e di numerose cellette a parete per la conservazione di formaggi e altri prodotti della terra. I padri, in tal modo, erano autosufficienti. Secondo lo stesso Candiano, i domenicani possedevano altre tre salme di terreno nella vicina contrada Galice di San Francesco. Non conosciamo la data della costruzione del piccolo convento di contrada Cannarozzo, ma è da collocare in epoca successiva ai primi del Seicento, periodo in cui i padri domenicani giunsero a Canicatti. A seguito dell’entrata in vigore della legge Borgatti-Scialoja del 1867 e della conseguente confisca dei beni ecclesiastici, il convento di Cannarozzo e l’annessa tenuta furono acquistati dalla famiglia del senatore Salvatore Gangitano e rimasero nella disponibilità’ della medesima fino a pochi anni fa. Ultimo proprietario e’ stato il dottor Cesare Gangitano, figlio dell’ingegnere Salvatore, primogenito del deputato Cesare, a sua volta figlio del senatore Salvatore Gangitano. Il dottor Cesare Gangitano – che risiedeva a Milano con la moglie architetto Maria Luisa Seveso – intendeva trascorrere a Cannarozzo le ferie estive. La sua morte prematura – nel 1975 – spinse la vedova all’alienazione del bene. All’interno della cappella del convento era collocato un quadro raffigurante la Madonna con Sant’Anna e San Gioacchino che oggi si trova a Milano nella disponibilità della signora Seveso Gangitano. (La foto del quadro è pubblicata nel volume di Gaetano Augello “Canicatti: la storia e le tradizioni”). Particolarmente toccante quanto a me scritto dalla signora, in una lettera del 9 marzo 2010: “Come d’accordo le invio la fotografia del quadro che si trovava a Cannarozzo. Luogo, molto amato, che con mio marito pensavamo dovesse diventare la nostra casa in campagna. Non è andata così! Non sono mai riuscita a capire in quale locale fosse l’oratorio”. GAETANO AUGELLO