Quali benefici ha comportato nella terapia del tumore del colon-retto l’avvento di bevacizumab? Che risultati si sono ottenuti in termini di sopravvivenza generale e sopravvivenza libera da progressione della malattia?

Le evidenze cliniche più recenti ci mostrano che nel trattamento del tumore del colon-retto in fase metastatica bevacizumab, in combinazione con una “doppietta” di farmaci chemioterapici, assicura una sopravvivenza globale di almeno 24 mesi e una sopravvivenza libera da malattia di almeno un anno. Sono risultati inimmaginabili fino a poco tempo fa e corrispondono a un incremento di sei mesi della sopravvivenza generale, ovvero a un incremento di efficacia della terapia di circa il 20-30 per cento. Con la sola combinazione di farmaci chemioterapici, senza biologico, la sopravvivenza generale non supera i 18 mesi e quella libera da malattia arriva al massimo a 20 mesi.


I risultati di bevacizumab sono eccellenti anche perché sono stati ottenuti senza incrementi significativi di tossicità, con un buon profilo di tollerabilità della terapia e di compliance del paziente. Il controllo della malattia assicura anche una buona qualità di vita, superiore di molto a quella dei pazienti non trattati con bevacizumab, perché si traduce in una scomparsa dei sintomi.

Infine, va rilevato che questi risultati si riferiscono al trattamento di prima linea. Quando c’è la possibilità di fare la seconda e terza linea si riesce ad arrivare anche a tre anni di sopravvivenza.

Quale è il razionale di impiego di bevacizumab nel trattamento del tumore del colon-retto? Con quali pazienti può essere utilizzato?

Oltre all’efficacia, l’aspetto di grande interesse di bevacizumab è che funziona con tutti i pazienti e non ha fattori predittivi di risposta. Non occorre cioè caratterizzare preventivamente i pazienti dal punto di vista biologico per decidere quali trattare e quali no. Circa la metà dei casi di tumore del colon-retto sono definiti “casi mutati” in quanto caratterizzati da una mutazione del gene KRAS (Kirsten Rat sarcoma 2 viral oncogene Homolog), un regolatore della crescita cellulare che dà origine alla massa tumorale. L’efficacia di bevacizumab è riscontrata sia nei casi mutati che in quelli non mutati. Tutti i pazienti sono candidabili alla terapia con bevacizumab e più di due pazienti su tre rispondono alla terapia, con una percentuale che arriva al 70 per cento. Altri farmaci biologici, che funzionano con un diverso meccanismo di azione, sono efficaci solo in pazienti selezionati e inoltre hanno un ampio spettro di effetti collaterali.

In quale regime terapeutico viene inserito bevacizumab? Può essere utilizzato in associazione a qualsiasi tipo di chemioterapico?

Bevacizumab può essere utilizzato con tutti i chemioterapici e proprio in questa chiave stiamo conducendo uno studio per valutare l’efficacia di bevacizumab in associazione con una “tripletta”, ovvero con tutti e tre i chemioterapici disponibili per il tumore del colon retto.

Con questa associazione siamo riusciti a migliorare ancora i dati di efficacia, arrivando a una risposta alla terapia che sfiora il 100 per cento e a una sopravvivenza mediana che supera i due anni e mezzo: abbiamo cioè aggiunto altri 6 mesi di sopravvivenza.

L’altro aspetto che stiamo valutando, e che sarà al centro anche del nostro incontro con il professor Kabbinavar, riguarda l’ottimizzazione della terapia, ovvero come usare al meglio questo farmaco: in particolare stiamo cercando di capire per quanto tempo devono essere trattati i pazienti, in una situazione di sopravvivenza che tende ad aumentare, quando è possibile sospendere la terapia o impostare terapie intermittenti.

Enrico Cortesi

Professore di Oncologia Medica, Sapienza Università di Roma