La prima del dramma di Luigi Pirandello si terrà mercoledì 8 dicembre al Palacongressi del villaggio Mosè, in chiusura del 47° Convegno internazionale di studi pirandelliani. Sul palco per questo spettacolo, presentato in anteprima lo scorso 18 novembre a Busto Arsizio, saliranno gli attori Gerry Franceschini, Isabella Perego, Mario Piciollo, Anita Romano e Claudio Tettamanti, con il giovane Stefano Montani, allievo dei laboratori «Officina della creatività» di «Educarte», e una bambina agrigentina. Firma la regia Delia Cajelli…

Uno dei testi più prestigiosi della tradizione teatrale italiana. Un dramma che contiene in sé tutte le future evoluzioni e trasformazioni della drammaturgia e della ricerca contemporanea. Uno spettacolo che raffigura una metafora insuperabile della condizione dell’uomo moderno, in bilico tra realtà e apparenza, verità e finzione. Un racconto di come vita e teatro possano incontrarsi su un palco, creando un magico e misterioso cortocircuito. Tutto questo è «Sei personaggi in cerca d’autore», dramma di Luigi Pirandello che l’associazione culturale «Educarte», realtà attiva al teatro Sociale di Busto Arsizio, presenta in prima nazionale ad Agrigento, negli spazi del Palacongressi del villaggio Mosè, a chiusura del 47° Convegno internazionale di studi pirandelliani. L’appuntamento, a ingresso libero e gratuito, è fissato per mercoledì 8 dicembre, alle ore 21.15.
Sul palco per questo dramma, la cui “provaccia” si è tenuta lo scorso 18 novembre al teatro Sociale di Busto Arsizio, saliranno gli attori Gerry Franceschini, Isabella Perego, Mario Piciollo, Anita Romano e Claudio Tettamanti, con Stefano Montani, allievo dei laboratori «Officina della creatività» di «Educarte», e una piccola bambina agrigentina, selezionata nei giorni del convegno. Firma la regia Delia Cajelli; luci e fonica vedranno al lavoro Maurizio «Billo» Aspes.
Prima opera della trilogia pirandelliana del «teatro nel teatro» (detto anche «metateatro») completata da «Ciascuno a modo suo» (1924) e «Questa sera si recita a soggetto» (1928-1929), «Sei personaggi in cerca d’autore» (1921) ha i suoi precedenti narrativi nelle novelle «Personaggi» (1906), «Tragedia di un personaggio» (1911) e «Colloqui coi personaggi» (1915); la fonte diretta è, però, l’abbozzo di un romanzo, appena due pagine pervenute in foglietto, databile al 1910-‘12. Nasce così in Luigi Pirandello l’idea di mettere in scena il meccanismo della creazione artistica nel momento e nell’atto del proprio farsi, la volontà di raccontare il passaggio dalla persona al personaggio. E’ rottura con la struttura tradizionale del dramma e l’innovazione non viene immediatamente compresa: la prima nazionale dello spettacolo, tenutasi nel maggio 1921 al teatro Valle di Roma con la compagnia di Dario Niccodemi, viene accolta al grido di «Manicomio, manicomio!»; il successo arriva solo nel settembre dello stesso anno al teatro Manzoni di Milano. Da allora «I sei personaggi in cerca d’autore» esibiscono senza sosta il loro fascino sottile e originale, attestandosi come uno tra gli spettacoli più rappresentati e amati dal pubblico di tutto il mondo. Il testo fu, infatti, tradotto presto in varie lingue, vedendo la scena nel 1922 a Londra e a New York, nel 1923 a Parigi, nel 1924 a Vienna e Berlino.
La trama ha accenti da feuilleton borghese familiare, da romanzo d’appendice. Sulle tavole di un palcoscenico, dove si stanno facendo le prove del dramma pirandelliano «Il gioco delle parti», si presenta una tormentata famiglia, composta da un padre, una madre, un figlio, una figliastra, un giovinetto e una bambina. Questi personaggi chiedono al capocomico e agli attori di mettere in scena la loro fosca e intricata vicenda, intessuta di tradimenti, abbandoni, riconciliazioni, sofferenza, desideri di vendetta. Ciò che colpisce l’attenzione dello spettatore non è, dunque, l’intreccio della storia, fitta di luoghi comuni, quanto le illuminazioni metateatrali pirandelliane. Lo scrittore agrigentino inizia con questo dramma il suo passaggio dal «teatro d’attore», tipico della tradizione ottocentesca, al «teatro di regia», caratteristico della nuova temperie novecentesca. L’enfasi declamatoria degli interpreti e gli intrecci leggeri e mondani di tradizione francese lasciano, dunque, spazio a un «teatro di idee», nel quale un ruolo importante assume la figura del regista, sguardo esterno che dà una corretta lettura del testo, istradando in qualche modo un’autorizzata e privilegiata ipotesi di regia. In «Sei personaggi»  appare, inoltre, per la prima volta nel teatro di Luigi Pirandello l’eliminazione della «quarta parete», cioè della parete trasparente che sta tra attore e pubblico.
«Due sono le novità dell’allestimento del teatro Sociale di Busto Arsizio -spiega la regista Delia Cajelli-: la rivalutazione del personaggio del figlio, secondo una rilettura testoriana del capolavoro pirandelliano, e l’eliminazione della compagnia di attori che assiste al «miracolo» dell’apparizione dei «sei personaggi». In questa lettura rimane in scena solo il capocomico, al quale viene affidato il ruolo di «controparte», ossia di depositario di un vecchio modo di fare e intendere il teatro». «Gli altri interpreti de «Il gioco delle parti» a Busto Arsizio –racconta ancora la regia- sono stati rappresentati da una fila di manichini neri, gentilmente imprestati da un negozio della zona; speriamo di riuscire ad adottare la stessa soluzione scenica ad Agrigento. Questa semplificazione contribuisce, infatti, a rendere più nitida, netta e magica l’apparizione dei «sei personaggi» e fare dello spettacolo uno strumento efficace, chiaro e completo per capire tutto il teatro contemporaneo».
Per informazioni sullo spettacolo è possibile contattare la segreteria del teatro Sociale di Busto Arsizio al numero 0331.679000, nei seguenti orari: dal lunedì al venerdì, dalle 16.00 alle 18.00; il sabato dalle 10.00 alle 12.00. Per informazioni sulla replica di Agrigento si può telefonare al Centro nazionale studi pirandelliani di Agrigento, ai numeri 0922.29052 o 0922.553022, dal lunedì al venerdì, dalle 8.30 alle 12.30.