Riceviamo e pubblichiamo integralmente un comunicato stampa del Sindaco di Racalmuto Salvatore Petrotto, in merito all’arresto dell’On Totò Cuffaro.

“Dedicato ai trasformisti, agli opportunisti, ai vigliacchi, ai voltagabbana di sempre…

Noi Cuffaro l’abbiamo affrontato quando era potente, quando ci voleva coraggio, ora è scattata l’ora dei vigliacchi e non ci appartiene.

Non festeggeremo.

Perché non c’è niente da festeggiare.

Con la sentenza di oggi si ratifica che per otto anni la Regione Siciliana è stata un’emanazione di “cosa nostra” e noi, uomini e donne che amiamo ogni angolo della nostra terra, non pensiamo sia una notizia che può farci felici.

Lasceremo festeggiare chi fino ad ieri leccava il culo al clan Cuffaro per avere le briciole e che ora per rifarsi una verginità sputerà su Totò cercando di iscriversi al partito degli anticuffariani.

Ci fate pena e molto più schifo di un nemico che abbiamo sconfitto e a cui ora cediamo l’onore delle armi.

Prendo a prestito e condivido, nel vero senso del verbo condividere queste considerazioni espresse da Gaetano Alessi di Raffadali, a proposito della condanna definitiva di Totò Cuffaro.

E, nel mio caso, mi riferisco a quando da avversari politici e candidati contrapposti, in particolare alle elezioni regionali del 2001, ed alle politiche del 2006 e 2008, ci siamo fronteggiati, anche correndo qualche rischio in più del solito.

Ciò che ho rischiato è documentato e documentabile attraverso delle mie precise denunce.

Sapevo che, da parte mia, era impossibile competere con chi, aveva dalla sua il sostegno della mafia che io combattevo non solo nelle piazze, ma anche nelle aule di tribunale.

Eppure qualcuno, o più di qualcuno, allora non lo vedevo accanto a me, nelle piazze e nei tribunali, a gridare, anche a Raffadali, in faccia a tutti, la verità che tutti conoscevano e che molti moralizzatori dell’ultima ora, allora facevano finta di non capire.

Mi riferisco, chiaramente ai leader del suo Scudo Crociato ed a chi, pur avendo convissuto con Totò Cuffaro, ad Agrigento, così come a Porto Empedocle, quando Totò era in auge,  oggi si accreditano quali persone moralmente ed elettoralmente irreprensibili.

Come dire, mors tua – vita mea – recitano i terzopolisti casiniani o finiani, sia in Sicilia che a Roma.

Alla faccia del caciocavallo, direbbe il mio omonimo Totò, alias Antonio De Curtis, volendo per una volta almeno sconfinare nello scherzo, anche se la situazione è piuttosto tragicomica.

Stiamo parlando di un personale politico poliedrico, in Sicilia si direbbe con un’espressione suggestiva, FACCIUOLU, OSSIA TRASFORMISTA, OPPORTUNISTA, VOLTAGABBANA e, soprattutto, con almenno sei facce, appunto, così come il caciocavallo di Totò.

In Sicilia con i Baroni si è Tutto, senza i Baroni si è Niente.

Un’intera Terra è stata da sempre vittima dei condizionamenti mafiosi e non solo, ha pagato, da sempre, un prezzo altissimo, in termini di sottosviluppo.

C’è pure da sottolineare che la mafia è anche figlia di un secolare potere baronale e dell’imbecillità di qualcuno.

Dai tempi del feudo ad oggi, come sosteneva un luogotenente del Regno Borbonico, Bernardo Tanucci, in Sicilia si è sempre detto che CON I BARONI SI E’ TUTTO – SENZA I BARONI SI E’ NIENTE.

E proprio questa assenza di libertà di un intero popolo, questa cultura e mentalità baronale, ha fatto si che, come sosteneva il mio, il nostro Leonardo Sciascia, in Sicilia siamo stati sempre rimasti vittime dell’ HIC SUNT LEONES – DOVE LA SABBIA DELLA PIU’ IRRAZIONALE TRADIZIONE COPRE SUBITO L’ORMA DI OGNI ARDIMENTO.

Da noi, la meridiana del tempo, si è fermata a prima del 1789, cioè a prima della Rivoluzione Francese.

E ricordo a me stesso ed a tutti quanti i coraggiosi di sempre che in Sicilia abbiamo avuto un solo rivoluzionario, Francesco Paolo Di Blasi, al quale immediatamente gli fu tagliata la testa, dopo i tentativi riformatori del Vicerè Caracciolo.

E se andiamo indietro nel tempo, lo sappiamo tutti, l’unica rivolta che abbiamo registrato in Sicilia è stata quella del Vespro che è servita a liberarci, nel 1282, dalla colonizzazione francese ed aprire le porte alla colonizzazione spagnola.

Tranne che, quella garibaldina non la si vuole scambiare, gattopardianamente per una rivolta popolare, con gli eccidi perpetrati ed una guerra civile che al Sud durò più di un decennio, a partire dallo sbarco dei Mille.

Si trattò, allora, come sostenne giustamente qualche storico e sociologo, semmai, di un’evoluzione borghese e di una speranza risorgimentale, ampiamente tradita, come dimostrano in maniera inoppugnabile ed oggettiva ii dati economici e sociali relativi al definitivo arresto, in tutti sensi, di ogni qualsivoglia forma di sviluppo, di vera evoluzione.

Piuttosto la Sicilia, ancora una volta colonia baronale, vittima di sé stessa, da quando si diceva che NCAPU LU RE C’E’ LU VICERE’, deve dire soltanto, ME CULPA- MEA CULPA – MEA GRANDISSIMA CULPA.

Anche nell’ultimo caso, quello di Cuffaro.

Chi è causa del suo mal, pianga sé stesso.

Salvatore Petrotto, sindaco di Racalmuto e presidente della fondazione Leonardo Sciascia