Il 16 marzo è scaduto il termine per l’esecuzione del servizio integrato dei rifiuti nei 19 Comuni dell’Ato Agrigento 2, appaltato da Gesa al Rti (raggruppamento temporaneo di imprese) con Iseda capogruppo. Il liquidatore della Gesa, Teresa Restivo, a seguito di deliberazione dell’Assemblea dei Soci dell’11 marzo, ha prorogato la scadenza del servizio per il tempo necessario alla definizione dell’affidamento del nuovo appalto e comunque non oltre il 31 dicembre Unico provvedimento possibile, nella fattispecie, per garantire la prosecuzione del servizio senza soluzione di continuità. Nei giorni precedenti l’emissione del provvedimento di proroga, 14 Comuni dell’Ato Agrigento 2, soci minoritari di Gesa, hanno fatto pervenire al liquidatore una nota con la quale comunicano, tra l’altro, di non condividere la proroga e chiedono che una eventuale prosecuzione del servizio venisse condizionata alla possibilità, da parte dei comuni, di ridurre i prezzi, rimodulare i servizi sulla base delle esigenze dei singoli comuni, lasciando invariato il numero dei lavoratori impiegati. Il Rti, aveva già fatto presente al liquidatore, in modo documentalmente dimostrato, la sopravvenuta onerosità del servizio.
“Non si riesce a comprendere – afferma l’Amministratore delegato di Iseda, Giancarlo Alongi – quale ragionamento seguano i sindaci quando ritengono che un nuovo affidamento o l’esecuzione diretta possa consentirgli di risparmiare, garantendo tuttavia l’occupazione dei lavoratori in atto in servizio”. La mano d’opera incide, nei servizi in atto prestati, per il 78,379%; Il costo della mano d’opera è aumentato, rispetto a quello inserito nel progetto appaltato, del 16,08% e del 16,77% a seconda delle qualifiche; Il carburante è aumentato, rispetto a quello inserito nel progetto appaltato, del 51%; Tutti costi che inevitabilmente graveranno su un nuovo affidamento o sull’esecuzione diretta. Non potendosi ridurre i costi, l’unica possibilità resta la riduzione dei servizi. Ciò non può garantire l’attuale occupazione.
“Si tratta di ragionamenti semplici – prosegue Alongi – e come detto ampiamente documentati. A questo punto nasce legittimo il dubbio di una strumentalizzazione tesa a distogliere tutti dal vero problema; la mancata corresponsione a Gesa, da parte dei Comuni, di quanto dovutogli per i servizi già prestati, e la conseguente inadempienza di Gesa nei confronti del Rti che ad oggi ha fatturato corrispettivi non pagati, per un ammontare di circa € 11.400.000,00, con una quota di scaduto di oltre € 7.6000.000,00. Le imprese sono al collasso; per fare fronte ai considerevoli costi di gestione, a causa degli enormi ritardi nei pagamenti da parte di Gesa, gli indebitamenti con le banche hanno raggiunto cifre ragguardevoli e tali da mettere in crisi anche le imprese più solide. L’accesso al credito bancario, non ha solo dei costi, ma inevitabilmente ha dei limiti; ogni fonte di approvvigionamento di denaro è stata sfruttata. I dipendenti delle imprese sono creditori del saldo del mese di dicembre 2010 e delle mensilità di gennaio e febbraio 2011; il mese di marzo incombe. I lavoratori sono esasperati per le notevoli difficoltà che debbono fronteggiare per il normale sostentamento delle famiglie e per l’impossibilità di fare fronte a rate di mutui e finanziamenti vari. La situazione è diventata insostenibile per tutti.
Alla luce delle precedenti esperienze, che hanno portato le maestranze ad effettuare scioperi arbitrari e fuori dalle regole, occorre che tutti i Sindaci prendano coscienza di ciò – precisa Alongi – e con un concreto atto di responsabilità si attivino per trovare soluzioni finalizzate a saldare i propri debiti con Gesa e conseguentemente consentire il pagamento di quanto già scaduto al Rti.
La volontà di economizzare sul costo del servizio è più che plausibile ed è nel pieno diritto di ogni Sindaco, ma questo dovrà seguire percorsi legali e quindi potrà trovare legittimo adempimento in occasione di un nuovo appalto. Cercare oggi ipotesi di risparmio assolutamente improbabili, secondo percorsi non consentiti dalla normativa vigente e che non trovano riscontro in una pratica attuazione, serve solo a creare inutili complicazioni in una già travagliata gestione della loro società (Gesa) e trasmettono ai cittadini solo illusorie aspettative” conclude Alongi.












