Torna a rivolgersi a Dio, come fatto già lo scorso anno, raccontandogli quanto non va ad Agrigento l’arcivescovo Francesco Montenegro durante l’omelia che ieri sera ha chiuso la processione del Venerdì Santo. Al centro del suo intervento i bisogni del territorio, una sempre presente critica all’immobilismo, e riferimenti a Lampedusa e alla Cattedrale. Larghe colpe Montenegro le attribuisce alla politica, ma torna spesso il suo monito a che siano i cittadini in prima istanza a rimboccarsi le maniche. Il presule a Lampedusa trascorrerà la Pasqua. “La chiesa madre e Lampedusa – ha detto – sono accomunati dalla loro valenza simbolica di grembo che accoglie, genera, ripara, nutre. La Cattedrale è per questa città come un faro posto su un colle, luce che orienta la navigazione della vita, una congiunzione tra cielo e terra. Lampedusa – prosegue – è speranza di salvezza per chi nell’apertura alla vita è minacciato, violato, derubato”.