Leggete che cosa dice Paolo Uggè  nel suo blog:

“Le richieste avanzate dimostrano l’irresponsabilità di chi, per esigenze personali, induce operatori del settore a iniziative di protesta nel settore dell’autotrasporto. Coloro che chiedono modifiche sui tempi di guida, la riduzione dei prezzi del gasolio, l’abolizione dell’attività di intermediazione riconosciuta dal Codice civile, riduzioni dei tempi di pagamento a 30 giorni e risorse per le autostrade del mare sanno perfettamente che non potranno ottenere alcun risultato”. Con queste parole Paolo Uggè, presidente nazionale di Fai Conftrasporto, ha motivato il secco no allo sciopero di cinque giorni indetto da Trasportounito a partire dal 16 maggio. “Gli operatori devono sapere che i tempi di guida derivano da un regolamento comunitario e non modificabili come dalle loro richieste; che la riduzione del gasolio è di competenza della Commissione europea; che l’attività di intermediazione non può essere abrogata ma dal 12 giugno l’autotrasportatore avrà il diritto di farsi pagare il giusto per la prestazione effettuata”, ha spiegato Paolo Uggè demolendo di fatto la credibilità delle richieste avanzate da Trasportounito, “e, ancora, che i trenta giorni per i pagamenti sono già previsti, salvo una esplicita volontà scritta tra le parti e che il decreto per le autostrade del mare è già stato firmato. Illudere gli operatori sapendo che non potranno dare loro le soluzioni promesse, al massimo forse un protocollo di intesa, se troveranno ancora un rappresentante del Governo disposto a compiacerli, è un atteggiamento irresponsabile nei confronti di un Paese che vive momenti di difficoltà dai quali sta lentamente uscendo. Oggi è necessario responsabilità. È però certo che qualora il Governo non attuasse rapidamente quanto sottoscritto e di fronte ai tentativi di chi non perde occasione per mettere in discussione le regole sulla sicurezza della circolazione e sociale, con prezzi non compatibili con i parametri della sicurezza, o non difendesse in sede comunitaria le legge approvate dal Parlamento, le federazioni responsabili saranno pronte a chiamare, in quel momento,tutto l’autotrasporto al fermo dei servizi”.

Gli “irresponsabili” dell’Autotrasporto


Se esistono responsabilità che hanno condotto l’autotrasporto italiano al fallimento, esse si devono ricercare, per la stragrande maggioranza, nei vertici dell’Unatras e delle organizzazioni che la compongono.

Hanno firmato ben due protocolli d’intesa nel 2008, un altro protocollo il 17 giugno 2010 che ha prodotto la legge 127/2010 i cui risultati a beneficio dell’autotrasporto sono praticamente zero;

Hanno tentato la strada degli accordi di settore rinviando, per ben 10 mesi, l’applicazione di una delle più complesse disposizioni normative della storia della legislazione: l’art. 83 bis (gasolio in fattura), modificato per ben 5 volte, e tuttavia il rinvio si è dimostrato un fallimento poiché di accordi di settore se ne sono sottoscritti praticamente zero,

Hanno concordato l’applicazione dei costi minimi soltanto ai contratti verbale generando di fatto una circolazione industriale di contratti vessatori cui, per lavorare, l’autotrasportatore è costretto ad adeguarsi;

Hanno modificato in peggio la norma sui pagamenti: dapprima 30 giorni, poi 30 giorni “salvo accordo fra le parti” poi ancora 60 giorni e l’applicazione della mora (che sappiamo non verrà mai chiesta) fino a 90 giorni; il risultato è che nessuna committenza che continua a pagare a 120-180 giorni è stata sanzionata;

Hanno inventato, unici al mondo, che un vettore nazionale sul proprio territorio deve pagare la sanzione in contanti, se non si paga scatta il sequestro del veicolo da affidare a terzi;

Hanno introdotto il “durc” solo per le imprese di autotrasporto, e non per i committenti, perché evidentemente considerano l’autotrasportatore un soggetto scorretto al contrario della “signora” committenza;

Hanno evitato la limitazione della filiera dei sub vettori (evidentemente perché rappresentano altra tipologia di imprese);

Hanno accettato un decreto sulla remunerazione dei tempi di attesa per il carico/scarico delle merci che è totalmente inapplicabile;

Hanno ottenuto risorse economiche che spariscono e poi ricompaiono a distanza di mesi, come ad esempio la storia dell’ecobonus le cui risorse sono tornate disponibili dopo la protesta a Roma degli autotrasportatori;

L’elenco potrebbe proseguire ripercorrendo gli “errori (?)” del passato come quello macroscopico di chiedere i soldi al Governo pur sapendo che diventano benefici per la committenza che sfrutta la concorrenza ed il mercato selvaggio, generato dagli stessi soggetti che oggi dicono di rappresentare l’autotrasporto, con la storia grottesca della “corresponsabilità soggettiva”.

Mi fermo qui. Evito di andare oltre per questioni di spazio. Evito anche di rispondere a chi prova a far apparire assurde “una parte” delle nostre richieste al Governo, che vorremmo più deciso e meno timido nei confronti sia della committenza e sia di associazioni dell’autotrasporto che sembrano aver smarrito la propria missione. Proviamo a ricordarglielo:  “le imprese di autotrasporto devono essere tutelate”, mentre i servizi alle imprese dovrebbero essere l’appendice della primaria attività sindacale e non il core businnes.

Maurizio Longo