Tensioni e qualche tafferuglio si sono registrati nel pomeriggio di ieri a Lampedusa, dove un gruppo di tunisini ospitati nel centro d’accoglienza ha organizzato una protesta, sedata dalle forze dell’ordine. Alcuni poliziotti sono rimasti leggermente contusi e, spiega la Questura, medicati nel poliambulatorio dell’isola. La protesta è cominciata dopo che 639 migranti sub sahariani sono partiti dall’isola con la nave “Excelsior”, diretti verso i centri d’accoglienza del territorio nazionale. nel Cpt rimangono circa 300 extracomunitari, 200 dei quali sono tunisini che dovranno essere rimpatriati.

Sono stati portati tutti in salvo i 233 profughi soccorsi nel pomeriggio, a 57 miglia a sud di Lampedusa. L’imbarcazione su cui viaggiavano, un vecchio motopesca, imbarcava acqua e stava per affondare. La carretta del mare è stata raggiunta in tempo dalle motovedette della Guardia costiera e della Guardia di Finanza. Tutti i migranti sono stati trasbordati e trasferiti al porto dell’isola più grande delle Pelagie. Stanno tutti bene. Tra gli sbarcati, provenienti dall’africa sub sahariana, diverse donne e bambini. Poche ore prima a Lampedusa erano approdati altri 300 migranti su due imbarcazioni. Una quarta carretta del mare avvistata a circa cento miglia a sud dell’isola, dovrebbe giungere nella notte. I nuovi arrivati sono stati portati al centro di accoglienza, dove è ritornata la calma, dopo le proteste e i tafferugli, scoppiati nel tardo pomeriggio di ieri. Un militare della Guardia di Finanza raggiunto da una pietra scagliata da un ospite della struttura, ha riportato una ferita al setto nasale. L’autore, un cittadino tunisino è stato arrestato dalle forze dell’ordine. Durante i tafferugli sono rimasti contusi anche un dirigente della Polizia di Stato e altri agenti, accompagnati al poliambulatorio dell’isola per essere medicati. Feriti lievemente anche alcuni migranti. A scatenare la protesta sono stati i tunisini, circa 200 in tutto, che da due settimane sono ospiti del Centro di accoglienza in attesa di essere rimpatriati. Intanto il presidente della Conferenza episcopale italiana, Angelo Bagnasco, illustrando la 63/a assemblea dei vescovi, oggi in Vaticano, ha fatto riferimento alle isole siciliane: “Quanto fatto dai lampedusani per accogliere i rifugiati dai paesi arabi – ha detto – deve essere un richiamo a non avere paura dello straniero