In un tempo che molti considerano indifferente e alieno dai temi del bene comune, l’Associazione Culturale La Fenice con la collaborazione del Circolo locale di Fare Provincia, è riuscita a suscitare l’interesse della popolazione di palma sui temi della difesa dell’acqua come bene pubblico. Tra le vie del mercato cittadino che si svolge ogni venerdì nel popoloso quartiere del Villaggio Giordano, ha allestito un gazebo, per dire No alla privatizzazione dell’acqua e spiegare ai cittadini le modalità di voto che si troveranno ad affrontare nel Referendum del 12 e 13 giugno. “Siamo rimasti particolarmente soddisfatti dall’interesse e dalla vicinanza dimostrata dalle persone nei confronti della nostra iniziativa – afferma il segretario dell’associazione culturale “La Fenice”, Gaetano Castronovo – e in particolare modo dalla pazienza e attenzione con cui ascoltavano i giovani dell’associazione nello spiegargli nel dettaglio il contenuto del materiale informativo consegnato nelle loro mani e perché votare SI. Noi siamo a favore dell’abrogazione del decreto Ronchi perché crediamo che la cessione a terzi della gestione dell’acqua è già di per sé una perdita di autonomia. Lo Stato ha la proprietà del bene e la sua tutela, a lui dovrebbe spettare il compito di gestire l’acqua secondo i principi di precauzione, salvaguardia e condivisione con le future generazioni. La gestione privata dell’acqua per noi è incompatibile con la salvaguardia di una risorsa preziosissima e sempre più scarsa e inquinata. È anche vero però che da almeno vent’anni non si investe un centesimo e quando è stato fatto l’esperienza dimostra che spesso i soldi sono stati spesi male, privilegiando ragioni politiche e clientelari piuttosto che di efficienza. Per noi l’unica via di uscita è ripubblicizzare la gestione dell’acqua, metterla in mano com’era una volta, a enti di diritto pubblico e non più a società per azioni pubbliche o private che siano e in ultima istanza, togliere l’acqua dalla sfera della finanza speculativa. Quello che ci allarma di più è il silenzio della politica che si dimostra latitante su questo argomento. Silenzio che come cittadini ci disorienta, e ci fa sentire impotenti di fronte al timore di una globalizzazione che avanza senza regole e di una politica che decide senza ascoltare” conclude Castronovo.