White Opaco live sabato 4 giugno in piazza tienamen a Campobello di Licata.

Gabriel Guarneri (vocals,bass,banjo, guitar), Tony Amante (guitars, banjo, dobro, vocals),Lillo Bellanti (guitars) , Joe Gagliardo (keys), Cristian Falzone (drums)


Un progetto davvero interessante quello dei White Opaco, capace di fondere sonorità pop-rock con i canoni tipici del funk e del country. Nati nel 2009 dall’incontro tra Gabriel Guarnieri e Tony Amante stanno ultimando gli ultimi dettagli del loro primo album Who’s Next. Abbiamo scambiato quattro parole con Gabriel, per la rubrica Almost Famous.
Lo Store di Accordo

DB: come è nato il progetto White Opaco e a cosa si ispira il vostro nome?
G: Il progetto nasce circa 5 anni fa dall’incontro tra Gabriel Guarneri e Tony Amante, provenienti dai lati opposti della stessa meravigliosa e contrastante isola (Gabriel dall’agrigentino e Tony da Messina), profondamente legati da una perfetta intesa musicale, oltre che da una grande amicizia.
Unite le forze, rimaneva quindi da scegliere un nome per il progetto. White Opaco nasce da una combinazione di stili, che più ci ispirano e nei quali più ci riconosciamo, che si fondono insieme dando vita ad un’entità che non vuole definizioni, che sta in bilico tra il chiaro e lo scuro, tra il bianco e il nero. Ma White Opaco è anche un manifesto di protesta verso un mondo sporco, scuro, opaco appunto. Lo rivogliamo bianco, puro.

DB: Quali sono i vostri artisti di riferimento?
G: Gli artisti che hanno accompagnato la storia della nostra crescita sono davvero tantissimi, appartenenti a mondi musicali totalmente differenti: dal funky di James Brown ai R.H.C.P., da Jeff Buckley ai Pearl Jam passando per Dave Matthews Band, ma anche Eagles, Beatles, Richard Bona, il jazz rock degli anni settanta, ed ancora l’energia dell’heavy metal, i Nine Inch Nails, e Cristina D’avena (:-)).

DB: Come descriveresti la vostra musica a chi non la conosce?
G: La nostra musica di base è pop-rock, ma anche country, funky, latin, afro, jazz. Detta così potrebbe confondere le idee quindi possiamo dire semplicemente contaminazione!!!! e poi, diciamola tutta, onestamente tutto questo etichettare ci ha stancato, secondo noi esiste buona e cattiva musica, al di là di ogni genere, razza o cultura: noi speriamo di fare buona musica, di divertire e divertirci, e comunicare il nostro pensiero.

DB: Parlami del vostro album: da quali emozioni e ispirazioni nasce e come hai scelto il titolo?
G: L’album affronta svariati temi: c’è protesta, introspezione, ma anche amore nelle sue diverse sfaccettature quali amicizia, rapporto genitori-figli, e poi odio, rabbia, sballo. Who’s Next è il nome della title-track dell’album: è uno sfogo con un’entità superiore, nel tentativo di spiegargli la vita dal punto di vista di noi comuni mortali, e chiedendogli, appunto, chi sarà la prossima vittima, e per quanto ancora dovremmo sopportare le angherie di un mondo nel quale non ci riconosciamo.

DB: C’è un brano del disco a cui sei particolarmente legato o di cui ci vuoi parlare?
G: Il brano è I Suppose, che parla di un distacco da un rapporto molto forte, di come l’amore non finisca mai neppure dinanzi all’epilogo di una vita… in questo caso quella di mio padre (di Gabriel)