La disoccupazione giovanile dilaga e le prospettive non lasciano presagire nulla di buono. Le porte del lavoro sono sbarrate per un gran numero di persone: nell’industria, nell’agricoltura, persino nei servizi, la disponibilità di posti di lavoro è sempre più scarsa e concentrata in posizioni secondarie e poco remunerative. Dall’altra parte, l’effetto boomerang della flessione del mercato del lavoro ha dato la batosta finale, in quanto, gli acquisti, hanno innescato una crisi mondiale che è giunta al punto di non ritorno. È ormai opinione accreditata che il lavoro si avvii a mutamenti irreversibili. Ma, mentre si aspetta che il mondo occidentale trovi le soluzioni più idonee, il problema quotidiano del lavoro e dell’indipendenza diventa sempre più pressante in tutto il paese, con punte estreme nel Mezzogiorno. Articolo, saggi, convegni, tutto sembra convergere ad incentivare la ricerca di lavoro dove è più possibile trovarlo. Le generazioni passate erano abituate ad una durezza di vita, oggi fortunatamente dimenticata, che le rendeva più capaci di affrontare le difficoltà; gli emigranti di ieri spesso non si ponevano il problema dell’integrazione perché avevano l’unico scopo di risparmiare soldi, vivendo talvolta in condizioni sub-umane, per poi far ritorno al luogo d’origine, anche se poi numerosissimi sceglievano il trasferimento definitivo e la completa assimilazione. Ci si chiede quale soluzione possa essere adeguata a questa piaga sociale: prima di tutto, bisognerebbe mettere in atto delle politiche alternative, meno finalizzate alla clientela politica, meno soggette a corruzioni e compromessi. Si potrebbe e si dovrebbe utilizzare e sfruttare al meglio ciò che di positivo esiste al Sud: il clima, il mare, i beni culturali ed ambientali, le risorse umane, sviluppando gli insediamenti produttivi nonché l’industria del turismo anche tramite un’intelligente politica dei trasporti e dei servizi. Spetta al governo muovere i primi passi incoraggiando gli imprenditori a diminuire le ore lavorative in cambio di esenzioni fiscali; il minor prodotto verrebbe compensato all’erario dalle tasse versate da un numero più alto di occupati. Qualora si imboccasse questo sentiero, la società stessa ne verrebbe ridisegnata perché, con più tempo libero a disposizione, fiorirebbero nuovi consumi e nuovi modi di rapportarsi con la famiglia e con il prossimo. L’umanità potrebbe entrare in un nuovo Rinascimento, curando tutti quegli aspetti delle relazioni umane, delle arti, degli hobby, che oggi sono trascurati nella corsa frenetica verso un capolinea inesistente. Basta all’emigrazione, basta alla fuga dei cervelli: i giovani del meridione non vogliono che il loro futuro riecheggi gli amari versi danteschi del canto del Paradiso XVII: 55-60 “Ahi, quanto sa di sale lo pane altrui e quanto duro calle lo scendere e il salir per l’altrui scale”.
La Vice Coordinatrice
Movimento Nazionale Cristiano Liberale
Dott.ssa Patricia Ciaccio
















