Italiana, sposata, nella maggior parte dei casi con un’età compresa tra 31 e 40 anni, madre di uno o due figli e con un’istruzione media: è l’identikit della donna siciliana che ha subito violenza, nel 94% dei casi all’interno della propria famiglia. A Palermo e provincia sono 562 le donne che si sono rivolte al centro “Le onde onlus”.
I dati sono stati diffusi dal coordinamento dei centri anti violenza siciliani dell’associazione Dire, in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne prevista per il 25 novembre dalla risoluzione 54/134 dell’assemblea generale delle Nazioni unite. “Nel 2010 sono state ospitate 5 donne con 7 bambini a Palermo in una casa a indirizzo segreto dove trovano rifugio – spiega Vittoria Messina, presidente dell’associazione Le Onde – I centri possono ospitare circa 20 donne per un periodo di tempo limitato; il 59% di loro ha intrapreso un percorso d’accoglienza, il 25% ha usufruito di consulenze psicologiche e il 16% di consulenze legali. Ma queste cifre sono la punta di un iceberg, perchè èancora forte il sommerso”.
Nel Palermitano le donne di età compresa tra 41 e 50 anni che hanno subito violenza sono il 25%, il 22% ha un’età superiore ai 51 anni. Solo il 6% ha avuto dei maltrattamenti fuori dal contesto familiare. Più del 65% ha subito violenza psicologica, oltre il 55% violenza fisica, quasi il 30% economica e meno del 16% ha subito stalking. Nel 75% dei casi l’autore degli abusi è il marito, il convivente o l’ex fidanzato. Sul 6% dei casi di donne che si sono rivolte al centro per violenza extrafamiliare, oltre il 61% lo ha fatto per stalking, quasi il 31% per violenza psicologica e il 23% per abusi sessuali.
In linea con Palermo i dati relativi al centro antiviolenza Thamaia di Catania e ‘Cedav onlus’ di Messina, con una particolarità: a Messina dal 2000 ad oggi sono 610 le donne che si sono rivolte al centro, ma negli ultimi tre anni c’è stato un sensibile aumento della fascia che va dai 15 ai 17 anni. Lo stalking, che riguarda il 15% delle messinesi, si registra attraverso le telefonate (35%), sms ed e-mail (25%), ma anche con le nuove tecnologie: il 20% dei casi sono episodi legati a furto d’identità, creazione di pagine false su blog e social network e il 10 per cento diffamazioni e offese lanciate on line.
“La Sicilia non è ancora dotata di una normativa specifica sulla violenza di genere – dice Loredana Piazza, presidente dell’associazione Thamaia di Catania – purtroppo viviamo in una terra in cui è talmente alto il numero di reati di allarme sociale che quello commesso all’interno delle mura domestiche sembra minore, ma se è marcia la famiglia, è marcia la colonna portante della società”.
L’assistenza offerta alle donne si articola anche nella consulenza con tirocini formativi per l’inserimento lavorativo: “A Palermo sono 8 le borse disponibili – spiega Vittoria Messina – ma è necessaria un’ulteriore sensibilizzazione dei soggetti del sistema socio-sanitario, più strutture a indirizzo protetto, maggiore conoscenza nelle scuole e tra gli operatori degli enti locali”.
Nel 2009 e 2010 sono state presentate tre proposte di legge all’Assemblea regionale siciliana, poi accorpate in un unico testo. “C’è un disegno di legge – spiega Vittoria Messina, presidente dell’associazione Le Onde – il 510 del 2010 presentato all’Ars, ma non è ancora stato approvato. Per questo, insieme ai centri di Catania e Messina, chiediamo l’approvazione del ddl e dei piani operativi 2007-2013 per attuare un piano di azione regionale contro la violenza verso le donne”.












