Ancora mistero fitto sulla morte di Pasquale Mangione, 69 anni,di Raffadali, rinvenuto sfigurato nella tarda serata di venerdì in una masseria di contrada Modaccamo, tra la frazione agrigentina di Montaperto e il paese di Raffadali. A pochi metri dal corpo senza vita dell’uomo, gli investigatori hanno rinvenuto in mezzo al fango, quattro cartucce calibro 7,65 di pistola inesplose. Interessanti ai fini delle indagini anche le risultanze dell’ispezione cadaverica, eseguita ieri pomeriggio dal medico legale Gianfranco Pullara, all’obitorio dell’ospedale San Giovanni di Dio di Agrigento. Sulla testa e in una spalla dell’uomo vi sono alcuni microforellini, che potrebbero anche essere riconducibili a colpi di arma da fuoco: una fucilata caricata a pallini. I poliziotti della squadra Mobile di Agrigento che si occupano delle indagini, prima di sbilanciarsi sulle cause delle morte del raffadalese, aspettano di conoscere l’esito dell’autopsia, già disposta dal magistrato, Arianna Ciavattini, titolare dell’inchiesta. Questo consentirà di stabilire se la morte sia stata provocata da un colpo di arma da fuoco, da un malore o dall’attacco di un branco di cani.Il cadavere del 69enne, dilaniato dai cani e da altri animali selvatici, è stato trovato l’altra sera, da uno dei figli, preoccupato per il suo mancato rientro a casa del padre. Gli investigatori hanno battuto la zona palmo a palmo, al momento non hanno trovato particolari che riconducano ad una esecuzione. Nato da famiglia di contadini, Pasquale Mangione aveva sempre lavorato sui campi. Da adulto, era riuscito a trovare un lavoro come operaio al comune di Agrigento. Poi, circa cinque anni fa, raggiunto il limite d’età, si era ritirato in pensione, tornando così al suo vecchio lavoro in campagna. Era sposato con Angela Moscato e aveva avuto quattro figli: Alfonsa, Giovanni, Francesco e Giuseppe.