Riceviamo e integralmente pubblichiamo l’intervento di un nostro assiduo e attivo lettore riguardante il Centro sociale di C.da Bastianella e in assoluto le diverse opere pubbliche di Canicattì incompiute e/o inutilizzate per mancanza di ulteriore copertura finanziaria:
Caro direttore,
credo che ormai lei comincia a conoscermi: sono polemico, a tratti sarcastico, incline allo scherzo pur sempre nei limiti della correttezza anche se non mi sottraggo all’utilizzo di parole e di considerazioni assai colorite. Ma sono anche capace, lei lo sa, di tentare di sollevare (non so con quali fortune) argomenti seri. Come serio è l’argomento che ora vorrei affrontare. Mi dispiace farlo sotto pseudonimo, non certo perchè ho freni inibitori nei confronti del prossimo, ma forse per un pur criticabile riserbo provinciale che pervade la mente ed i sentimenti delle persone di paese, come me.
Vedo spesso sollevare accuse alla pubblica amministrazione per il mancato utilizzo di strutture per la cui realizzazione si sono spesi molti soldi. Il centro sociale di contrada bastianella è, in materia, l’argomento oggi diffusamente dibattuto. Ed è da esso che vorrei trarre spunto per aggiungere anche la mia voce al coro di proteste. Ma non contro l’attuale amministrazione comunale che non sa o non può utilizzarlo. Io voglio protestare contro un mondo politico del passato per il modo superficiale, miope, irragionevole con cui ha talvolta sperperato il pubblico danaro in opere che qualsiasi preventivo elementare ragionamento ne avrebbe sconsigliato la realizzazione. L’amministrazione comunale in carica dovrebbe trarre insegnamento dagli errori del passato per evitarne nuovi e, se possibile, per porre rimedio a quelli commessi.
Pensi, egregio direttore, al parcheggio sotterraneo di largo Aosta, monumento all’inefficienza, alla miopia, alla superficialità di chi ha voluto realizzarlo. Poi, pensi ancora alla casa di riposo per anziani di contrada Carlino, anch’esso monumento alla miopia di chi non ha capito cosa fosse una casa di riposo.
Oggi piangiamo per l’inutilizzato centro sociale di contrada bastianella. Per non tacere di improbabili campi di bocce realizzati con sfarzo d’illuminazione, tanto costosi quanto inutilizzati. Ma prepariamoci a piangere anche per quel pur bellissimo edificio della Badia recentemente ristrutturato.
E stiamo ben attenti perchè un altro bellissimo edificio in fase di ristrutturazione, il palazzo di San Domenico, potrebbe molto presto far sollevare un nuovo coro di proteste per il suo mancato utilizzo.
Se i politici avessero compreso che, ancor prima di realizzare un’opera, bisognava fare il piano finanziario per il suo utilizzo, verificandone la rispondenza alle effettive esigenze della collettività, probabilmente molte allegre spese non sarebbero state affrontate. E, se l’argomento lo moltiplicassimo per tutti gli analoghi sprechi nazionali, oggi probabilmente pagheremmo un pò meno ICI ed IRPEF.
Non credo che sarebbe stato necessario scomodare un premio nobel di economia per capire che un parcheggio sotterraneo per una cinquantina di autovetture era ingestibile in qualsiasi latitudine del globo, figurarsi a Canicattì.
Non credo che, se si fosse effettuato un ragionevole piano finanziario ed uno studio sull’effettivo fabbisogno della popolazione, si sarebbe mai costruito quell’edificio pomposamente battezzato “casa di riposo per anziani” e mai utilizzato per tale scopo, nè si sarebbe realizzato un assurdo campetto di bocce il cui costo è oggi simbolo di inutile spreco di danaro pubblico.
La “Badia”. Bellissimo il suo recupero, foriero di belle aspettative per il centro storico. Cosa ne farà il Comune? Avrà mai i soldi per farlo funzionare? Oppure anche per esso si profila una stagione di lunghi rinvii fino a farlo diventare preda di vandali e spregiudicati personaggi della malavita locale e forestiera?
E il palazzo di San Domenico? Cosa ne faremo di concreto oltre al bello e roboante sogno di destinarlo a “palazzo della cultura”? Ci saranno i soldi necessari per la sua gestione? O anche per questo palazzo si profila, sin da oggi, una stagione di rinvii mentre i vandali si stanno già preparando ad azzannarlo con voracità?
Spostiamoci in Via Capitano Ippolito per comprendere che un teatro non è tale sol perchè così si chiama. Un teatro è una struttura che deve avere dei requisiti che sono esattamente quelli che mancano all’edificio che il Comune volle ristrutturare. Bene si è fatto, però, a recuperarlo, ma male si fa a non decidere di utilizzarlo sistematicamente per funzionalità di diversa natura come, ad esempio, scuole di ballo, di canto e di musica per valorizzare i tanti giovani talenti della nostra città. Non ci si può illudere che un teatro con meno di trecento posti possa avere i requisiti minimi di economicità per essere utilizzato per lo scopo per cui agli albori del ‘900 venne realizzato. Nè serve il taumaturgico e costoso intervento di attempate attrici in pensione per farlo rivivere agli antichi splendori.
Mi permetto di dare un suggerimento ai pubblici amministratori: non abbiate remore a destinare tali edifici a scopi diversi da quelli per cui vennero realizzati o ristrutturati, anche se saranno utilizati per finalità meno nobili. Che si trasformino tali edifici da centri di costo a centri di profitto. Ad esempio, si verifichi la possibilità di utilizzarli per ospitare caserme, strutture pubbliche oggi allocate in costosi edifici privati. C’è sempre tempo per farli diventare sede di inesitenti mondi culturali o di demagogici “centri sociali”. Si diano in locazione anche ai privati se la remunerazione è adeguata e può servire per risolvere qualche fabbisogno finanziario del comune.
Promuova l’amministrazione comunale in carica una commissione di gente seria, professionisti preparati e con i piedi per terra perchè siano formulate ipotesi concrete per un razionale utilizzo di quegli edifici pubblici che oggi corrono seri e concreti rischi di ritornare nell’abbandono non essendovi sufficienti risorse finanziarie per il loro utilizzo.
Grazie, signor direttore, per questa nuova ospitalità.
Con cordialità.
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