Ci sono storie di vite, di speranze, di precariato  che celano quell’intricata essenza propria dell’uomo. Passeggio lungo un fiume in una piccola città dello Stato tedesco del Baden-Württemberg, ai lati panchine di cipresso vuote adornate dal nevischio. La temperatura esterna conta -1, il freddo è pungente.  Incontro per strada Gerlando Craparo un giovane operaio della Weber Automotive  emigrato dal sud Italia da circa 10 anni. Mi invita a casa sua a prendere qualcosa e a discutere un pò; accetto di buon grado.  Ad attendermi una bella moglie e un bambino paffuto e vivace. Ci sediamo, le risa non mancano ma ad un tratto un gesto di stizza scuote il mio amico. Il perchè è presto detto parlavamo di come mai sia emigrato e mi spiegava il precariato patito in Italia. Il tasso di disoccupazione in Italia, infatti, a dicembre del 2011 ha raggiunto l’8,9%, in aumento di 0,1 punti percentuali sul mese di novembre e di 0,8 punti sul mese di dicembre 2010. È il tasso più alto da gennaio 2004 (inizio delle serie storiche mensili). Lo ha rilevato l’Istat, in base a stime provvisorie. E la situazione dei giovani rimane quella più difficile: il tasso di disoccupazione giovanile (15-24 anni) a dicembre era al 31%, in calo di 0,2 punti percentuali rispetto a novembre, ma in aumento di 3 punti rispetto al mese di dicembre del 2010. La povertà risulta sostanzialmente stabile rispetto al 2009: l’11,0% delle famiglie è relativamente povero e il 4,6% lo è in termini assoluti. La soglia di povertà relativa, per una famiglia di due componenti, è pari a 992,46 euro, circa 9 euro in più rispetto alla soglia del 2009 (+1%). Gli italiani sono sempre al primo posto tra le popolazioni migranti comunitarie (1.185.700 di cui 563.000 in Germania, 252.800 in Francia e 216.000 in Belgio) seguiti da portoghesi, spagnoli e greci. Gli italiani all’estero secondo le stime del Ministero per gli Affari Esteri erano nel 1986 5.115.747, di cui il 43 per cento nelle Americhe e il 42,9 in Europa. Intanto il bambino è irrequieto, ci gioco un pò, mentre le parole risuonano nella stanza. Sfociano in denuncia, un grido solitario e risaputo che si scontra contro l’indifferenza. “Come avrei fatto a costruirmi una famiglia in Italia?” frase emblematica di chi emigra per paesi lontani a cercar stabilità. Mi snocciala inconsapevolmente motivazioni che rispecchiano i dati, con un dislivello sostanziale tra lavoratori autonomi e lavoratori dipendenti. Il reddito reale dei primi è, infatti, aumentato del 15,7% quasi 5 volte di più del 3,3 % dei lavoratori dipendenti. Poi la questione meridionale, la flessibilità contrattuale, gli ammortizzatori sociale che non funzionano la discussione va per le lunghe. Si è fatto tardi, finiamo di parlare, saluto tutti ed esco fuori Attualmente gli stranieri regolarmente presenti nel nostro paese si avvicinano a tre milioni, circa il 5 per cento del totale della popolazione residente, mentre i nati di cittadinanza straniera sono ormai annualmente quasi il 10 per cento del totale dei nati residenti. “La dignità umana è inviolabile. Essa deve essere rispettata e tutelata” recita l’articolo 1 della Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea. Ed allora è il lavoro, la tanquillità economica e la capacità di poter pianificare la propria vita quello che spetta a chiunque – emigrante o immigrato – affronti un duro viaggio che lo separerà irrimediabilmente dalle proprie radici.

Francesco Rotondo