Il 21 marzo è arrivata puntualmente la primavera anche nella nostra città.
Ha esordito con un cielo a tratti velato che nel corso della giornata però si è schiarito cominciando già a farci assaporare il clima mite che la caratterizza.
Ma nonostante sia già arrivata la primavera con il suo tepore, a Licata si è sentito il freddo, anzi, la “freddezza”, nei confronti della nostra concittadina Rosa Balistreri.
Quasi nessuno si è ricordato che nel primo giorno di primavera di 85 anni fa, esattamente il 21 marzo del 1927, a Licata nasceva quella che sarebbe poi diventata il simbolo della musica popolare e di protesta della Sicilia.
Il giorno del compleanno di Rosa è trascorso in un silenzio indifferente e irriconoscente, senza che una sola riga, una sola parola o soltanto una sillaba, venisse impiegata per ricordare il giorno in cui l’artista licatese è nata.
Di Rosa Balistreri non si sono ricordate le Associazioni, soprattutto quelle che quando c’è da utilizzare il suo nome per attingere a contributi pubblici, sono sempre in prima fila a a ricordarsi e a riempirsi la bocca del nome della cuntastorie licatese .
Non si è ricordato il Comune, quel Comune che avrebbe l’obbligo morale di commemorarla tutti gli anni in pompa magna, oltre che per dimostrare di essere fieri del personaggio che Rosa Balistreri è diventato nel panorama artistico internazionale, anche per riconoscerle l’atto d’amore da Lei compiuto nei confronti di Licata, quando poco prima di morire ha donato alla Biblioteca della città tutto il suo patrimonio librario.
Capita con frequenza che Licata si dimentichi con facilità dei suoi figli illustri.
Però grazie alla sensibilità del Preside del Liceo Linares di Licata, il giorno del compleanno di Rosa Balistreri non è passato del tutto inosservato.
Infatti l’Ingegnere Santino Lo Presti, in occasione dell’incontro al Liceo con lo scrittore Fabio Geda proprio il 21 di marzo, condotto egregiamente dalla Professoressa Floriana Costanzo, ha voluto commemorare pubblicamente la nostra concittadina affinché una data così importante non rimanesse nel dimenticatoio.
In una canzone Rosa diceva :
Quann’ia moru, cantati li me canti,
un vi scurdati, cantatili pi l’attri.
Quann’ia moru, pinsatimi ogni tantu,
ca pi sta terra, n’cruci, ia moru senza vuci.
Quann’ia moru purtatamillu un ciuri,
un ciuri ranni e russu comu lu sangu sparsu.
Altro che pensarti e portarti fiori grandi e rossi, cara Rosa!
Il giorno del tuo compleanno a Licata è trascorso in un silenzio mortificante e nella più totale indifferenza!
Quando Licata troverà la consapevolezza e la forza per attuare quella radicale metamorfosi culturale della quale ha necessariamente bisogno per risorgere, forse anche l’atteggiamento dei licatesi nei confronti di Rosa Balistreri potrà essere più d’amore e di rispetto. Io ci spero
Lorenzo Peritore












