Da quasi tre settimane si trovano in un residence di Cala Creta, a Lampedusa, dal quale i 24 somali (tra cui 5 donne) arrivati sull’isola con un barcone non possono uscire nè telefonare. E così oggi hanno inscenato una protesta, con cartelloni che richiamano al rispetto dei diritti umani. Alcuni di loro sono malati e denunciano di non ricevere assistenza medica. Quasi tutti sono a piedi nudi e qualcuno indossa le stesse scarpe utilizzate durante il tragitto, che portano ancora i segni della salsedine. I somali, tra i quali c’è anche una donna incinta, hanno cominciato da ieri uno sciopero della fame. Sollecitano il trasferimento in un centro per richiedenti asilo in modo da formalizzare le pratiche per il riconoscimento dello status di rifugiati. Nel pomeriggio di ieri all’interno del residence di cala Creta dove sono ospitati i migranti si sono registrati anche momenti di forte tensione.  Il gruppo di profughi, partito dalla Libia con un gommone, era sbarcato a Lampedusa il 2 aprile scorso. Durante la traversata dieci immigrati, secondo il racconto dei superstiti, sarebbero morti annegati dopo essere finiti in mare.