Vicini al capomafia Gerlandino Messina, a nome del boss empedoclino avrebbero imposto il pizzo alle imprese, segnalando parenti e affiliati da far assumere. Sono gli indagati dell’inchiesta antimafia Dna, che lo scorso anno portò in carcere quattro persone: Filippo Focoso, 41 anni, di Realmonte, ritenuto il capo della famiglia mafiosa locale; Salvatore Romeo, 52 anni, di Porto Empedocle, Domenico Seddio, 40 anni, di Porto Empedocle, e Francesco Luparello, 37 anni, di Realmonte. Tutti sono accusati di associazione mafiosa. Focoso e Luparello sono imputati pure di un caso di estorsione. Al processo che si sta celebrando con il rito abbreviato, davanti al Giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Palermo, Sergio Ziino, nell’udienza di ieri sono stati ascoltati numerosi testimoni. Tutti gli altri testi interrogati, tra questi anche il ristoratore che denunciò pressioni e minacce, hanno dichiarato di non avere subito alcun tipo di intimidazione. Di parere opposto il pubblico ministero della Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo, Rita Fulantelli, che ribadisce come le pressioni sarebbero state fatte ed anche pesanti. Una certezza questa che sarà ribadita in aula il prossimo 18 maggio, quando è prevista la requisitoria del pubblico ministero.