Al processo sul cemento depotenziato utilizzato nella costruzione dell’ospedale San Giovanni di Dio, ieri ha deposto l’ingegnere Attilio Masnata, il consulente della Procura della Repubblica di Agrigento, che tre anni fa consegnò gli esiti della sua relazione che portarono al sequestro della struttura sanitaria. Nell’udienza di ieri Masnata ha raccontato come gli accertamenti eseguiti portarono alla conclusione che nei blocchi esaminati c’era “troppa acqua, per cui il calcestruzzo era scadente”. Otto gli imputati: Antonio Raia, 66 anni; Girolamo Traina, 65; Gerlando Spallitta, 70; Salvatore Brucculeri, 56; Fancesco Paolo Scaglione, 61; Francesco Lusco, 67; Marco Campione, 50; Angelo Alletto, 58. Gli imputati sono imprenditori e tecnici, impegnati nella costruzione del nosocomio. I reati contestati sono di falso e truffa. L’inchiesta, che è stata coordinata dal procuratore Renato Di Natale, dall’aggiunto Ignazio Fonzo e dal sostituto Antonella Pandolfi, nell’estate del 2009 portò anche al sequestro dell’ospedale e al relativo ordine di evacuazione, poi rientrato dopo l’intervento della Protezione civile che lo mise in sicurezza.