Si è aperto ieri mattina davanti alla Corte d’assise di Agrigento, formata dai giudici Melisenda e D’Avico, il processo scaturito dall’omicidio del palmese Nicolò Amato, 63 anni, avvenuto nella primavera del 2011. Sul banco degli imputati, nel giudizio immediato, siedono Vincenzo, Raimondo e Nicola Bonfanti, padre e figli rispettivamente di 54, 25 e 29 anni. Il collegio difensivo è composto dagli avvocati Santo Lucia, Francesco Scopelliti e Giuseppe Fabio Cacciatore. All’apertura del processo la difesa ha sollevato 2 questioni preliminari: la prima riguarda il contenuto del fascicolo del dibattimento, in riferimento ad alcuni atti, perizie ed interrogatori; l’altra questione invece si concentra sul giudizio immediato. I giudici si sono riservati di decidere e scioglieranno la riserva nel corso della prossima udienza fissata nell’aula bunker per venerdì 22 giugno. Il delitto al centro del processo si è consumato il 22 aprile dell’anno scorso a Palma di Montechiaro. Nella sparatoria è rimasto ferito ad un braccio il figlio della vittima, Diego Amato, di 26 anni. Vincenzo Bonfanti è fratello dell’attuale sindaco della città del Gattopardo, Rosario Bonfanti. La vittima invece è stata raggiunta da dieci colpi di pistola calibro 9, esplosi dal più giovane dei Bonfanti, Raimondo. Il movente, economico, è stato rintracciato dal fatto che Nicolò Amato avesse messo i lucchetti nelle saracinesche del bar-pizzeria «La Fontana» di via Nenni, di sua proprietà perché i Bonfanti, affittuari del locale, non pagavano le bollette delle utenze, intestate alla vittima. Parte civile al processo si è costituita la famiglia Amato, assistita dall’avvocato Salvatore Russello.












