“Il ponte sullo Stretto di Messina non è una priorità”. Lo ha detto il ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera, parlando a ‘Radio Anch’Io’ su Radiouno Rai. “Non c’è una scelta definitiva, io non lo considero tra le infrastrutture prioritarie a cui dedicarci”, ha sottolineato il ministro.

Una presa di posizione che ha provocato la reazione del senatore del Pdl Altero Matteoli, ministro dell’Ambiente quando Berlusconi era premier: “Si era capito già nel novembre scorso che questo governo avversava la realizzazione del ponte. L’idea che non venga ritenuto prioritario è un grave errore e dimostra che il ministro e il governo non sono lungimiranti e hanno una visione ragionieristica e apolitica sulle infrastrutture. Inoltre Passera ha verificato l’entità del danno che deriverebbe al bilancio dello Stato in caso di stop dell’opera per le penali da pagare alle imprese che dovrebbero realizzare il ponte?”.


Critiche anche dal parlamentare del Pdl Basilio Catanoso: “Solo chi non ha idea di cosa sia l’interesse nazionale e solo chi non ha a cuore l’unità della nazione, a partire dalla differenze con cui è stata costituita, può fare un’affermazione del genere sul ponte sullo Stretto. Non meraviglia che a farla sia stato il ministro Passera, ovviamente più attento alla finanza piuttosto che alle infrastrutture e alle territorialità. Tutto il Meridione, e la Sicilia in particolare, ancora una volta ricevono un immeritato segnale dal parte di questo governo”.

In compenso per Felice Belisario, capogruppo dell’Italia dei Valori al Senato, Passera è stato troppo tenero. “Non ci siamo proprio: dal ministro ci saremmo aspettati una rinuncia totale alla realizzazione del ponte sullo Stretto, perché è un’infrastruttura faraonica tanto inutile quanto dannosa sotto il profilo ambientale. Limitarsi a dire che non è un’opera prioritaria non basta: il ponte non si deve proprio fare. Con una crisi così grave, è chiaro che  le vere  priorità dell’Italia sono altre:  prima tra tutte la messa in sicurezza del territorio, lotta al dissesto idrogeologico, potenziamento della rete ferroviaria, per non parlare poi dei cantieri aperti sulla Sa-Rc, opera eternamente incompiuta del Mezzogiorno. Già da un anno la Commissione europea ha deciso di eliminare il ponte dal novero delle opere da realizzare”.

D’accordo con Passera anche il vice coordinatore di Fli, Fabio Granata: “Bene Passera sul Ponte dello Stretto di Messina, ma ora servono risorse per il dissesto idrogeologico e i trasporti interni all’isola”. Granata fa presente che “tra vie del mare e ferrovie interne sulla Sicilia bisogna puntare in termini di risorse e di innovazione, di recupero paesaggistico e di bonifiche industriali e creare le condizioni per un piano straordinario idrogeologico e di recupero urbanistico che rilanci le professioni e le maestranze per recuperare la più grande infrastruttura dell’Isola, quella immateriale, paesaggistica, culturale e ambientale: l’unica che può determinare un nuovo rinascimento e un grande rilancio del lavoro e del benessere diffuso”.

Per il presidente dei senatori dell’Udc e segretario regionale siciliano, Gianpiero D’Alia, “le parole del ministro Passera dimostrano un buon senso che in passato, quando si parlava di realizzare il Ponte sullo Stretto, è mancato a parecchi”. “In tempi di crisi come questi – aggiunge D’Alia – vanno immaginate opere concrete e utili alla crescita del Mezzogiorno.
Ma soprattutto opere che siano tecnicamente fattibili, ecocompatibili ed economicamente realizzabili, altrimenti si alimentano solamente illusioni di cui francamente non abbiamo bisogno”.

Invece per il presidente della Regione Calabria, Giuseppe Scopelliti “il Ponte sullo Stretto è un’opera strategica non solo per tutto il Sud ma per l’Italia intera perchè permetterà la crescita dell’economia del Mezzogiorno che influenzerà positivamente l’incremento del Pil nazionale”. “In un periodo così buio per l’economia mondiale – continua Scopelliti – non credo si possa distinguere quale opera sia più o meno importante, nel caso del Ponte sullo Stretto si tratta di una serie di infrastrutture legate a un territorio che può e vuole contribuire al massimo alla ripresa economica della nazione. Il Sud vuole fare la sua parte e l’unico spreco a cui si assiste non è di soldi – conclude Scopelliti – ma di tempo e chiacchiere se realizzare o meno il Ponte”.