La Corte d’appello di Palermo ha assolto per ne bis in idem dall’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa l’ex governatore siciliano Salvatore Cuffaro. Per i giudici l’ex politico, già condannato a 7 anni per favoreggiamento alla mafia, è già stato processato per gli stessi fatti.

Cuffaro sta scontando una condanna definitiva a sette anni di carcere per favoreggiamento aggravato a Cosa nostra e rivelazione di notizie riservate, nell’ambito del processo alle talpe in Procura, ma per i pm di Palermo Nino Di Matteo e Francesco Del Bene a carico dell’ex politico ci sarebbero stati elementi per un nuovo processo, stavolta per concorso esterno in associazione mafiosa.


Una valutazione non condivisa dal giudice di primo grado, il gup Vittorio Anania, che già dispose il proscioglimento ritenendo che le condotte contestate all’ex governatore fossero le stesse per cui era già stato giudicato per l’accusa di favoreggiamento aggravato.

La procura, però, ha presentato appello contro il primo verdetto. Da qui il processo di secondo grado al termine del quale il procuratore generale Luigi Patronaggio aveva chiesto la condanna di Cuffaro a 13 anni di carcere in continuazione con la precedente sentenza.

“Il tradimento di quest’uomo nei confronti dello Stato è inaudito. Abbiamo cercato di dimostrare che l’apporto di Cuffaro a Cosa nostra è un apporto volontario e consapevole, perchè Cuffaro non è uno sprovveduto perché il “Totò vasa vasa” che bacia questi uomini, bacia degli assassini e su questo non possiamo tornare indietro, non ci sono dubbi. Perchè Cuffaro ha fornito notizie fondamentali per la sopravvivenza di Cosa nostra, per evitare la cattura di Provenzano e di Messina Denaro, per permettere a Cosa nostra di riorganizzarsi”, aveva detto Patronaggio nella requisitoria.

Dopo la sentenza, il suo unico commento è stato: “Leggeremo le motivazioni e valuteremo un eventuale ricorso in Cassazione”. Il suo legale, Nino Caleca, ha spiegato che “questo processo è stato vissuto da Salvatore Cuffaro come una sofferenza aggiuntiva alla condanna che già gli è stata inflitta. Con grande dignità sta scontando la pena e speriamo che le sofferenze e i processi possano considerarsi conclusi con questa sentenza”.

“Siamo molto soddisfatti – ha spiegato l’avvocato Marcello Montalbano – perché anche la corte ha confermato la nostra tesi, secondo la quale le accuse in questo processo erano identiche a quelle già portate avanti dalla Procura nel procedimento per favoreggiamento aggravato”.