Ieri, conseguentemente alla ricezione della comunicazione del 26.06.2012 dell’Ufficio notifiche che ci è stata recapitata dal Messo comunale nella quale si invitava a ritirare la nota di cui in oggetto, ci siamo recati all’ufficio preposto del Comune di Naro dove ci hanno notificato “l’invito a sgomberare immediatamente i locali di proprietà comunale di via Lucchesi” dove opera TeleTUA della quale lo scrivente è il Direttore.
Si premette che circa un mese fa il sindaco, dott. Giuseppe Morello, è venuto a fare un sopralluogo con un impiegato del Comune a visionare i locali perché, a suo modo di vedere, necessitavano per creare gli uffici, già esistenti, dei servizi sociali.
Cosa alquanto improbabile per più motivi:
i locali non sono idonei a ospitare uffici e TeleTUA opera adattandosi al contesto che non è tra i migliori;
non sono locali sicuri e lo hanno dimostrato i vili attentati, di cui si è dato largo spazio informativo della vicenda, di cui è stata destinataria TeleTUA;
sono dei locali di un edificio antico e sarebbe molto costoso adeguare la struttura per i diversamente abili.
Quindi, per quanto premesso, non sono tecnici o logistici i motivi dello sgombero ma bensì è una risposta al modo di operare della redazione che ha sempre informato i propri utenti, facendo il proprio dovere in sintonia con il codice deontologico dei giornalisti, soprattutto informando puntualmente circa i fatti che hanno visto protagonisti questi anni l’Amministrazione Comunale .
La storia insegna che in passato ci sono stati episodi di intolleranza di chi al potere ha cercato di sopprimere coloro che hanno informato le collettività, in particolare voglio citare l’episodio contenuto nel più noto romanzo dello scrittore abruzzese Ignazio Silone, Fontamara, (piccolo paesino dell’entroterra abruzzese) che è stata anche l’azione di denuncia contro il fascismo; infatti nel 1932, l’anno in cui si svolsero le vicende di Fontamara, attraverso l’episodio di Berardo (il principale protagonista del romanzo) l’autore ci presenta la realtà della censura e dei tentativi d’insurrezione attraverso la “stampa clandestina” colpevole di aprire gli occhi al popolo e Silone descrive anche l’aspetto violento di quell’epoca, ovvero la dura repressione contro i cittadini attuata con la pena capitale nei confronti dei fontamaresi che fondarono il “Che fare?”, un giornale in cui scrivevano degli ingiusti soprusi subiti. La conclusione fu tragica in quanto il regime decise di punire tutti i fontamaresi mandando una squadra della milizia che fece strage di abitanti. Per fortuna però non tutti morirono, ma qualcuno (tra i quali Ignazio Silone) trovò la salvezza nella fuga verso la montagna.
Gabriele Terranova














