Don Emanuele Casola, arciprete in Ravanusa dal 2002, è stato trasferito a Montevago. La notizia ha gettato nello sconforto un gran numero di fedeli, ma anche di persone non necessariamente legate ad un percorso di fede. Ciò perché in oltre dieci anni Don Emanuele ha profondamente formato la coscienza dei ravanusani, con un pastorale religiosa capace di entrare nei recinti laici del vivere comune, senza mai cadere in eccessi clericali, ma anzi riscuotendo credito e adesione di veduta anche in noti intellettuali che sul territorio si sono distinti per una visione pratica dell’esistenza. Don Emanuele, tra il detto e il fatto, tra il professato e il celebrato, tra l’insegnamento morale e l’esempio offerto, ha acquisito negli anni il profilo del Vescovo, mostrando la dote della profezia, indicando strade da praticare dove molti vedevano solo il deserto, promotore di nuove conversioni e di nuova evangelizzazione, secondo l’assoluto rigore della dottrina cattolica. Ravanusa, con il trasferimento di Don Emanuele, rischia di perdere il suo più alto livello di coscienza civile. Perciò vedo con favore la raccolta di firme da indirizzare al Vescovo, a titolo di testimonianza, ma invito i fedeli a mantenere un profilo di unione con Mons. Montenegro, il quale avrà modo di spiegare le ragioni di una scelta che su tanti ha avuto l’effetto, inevitabilmente, di un’improvvisa e inaspettata doccia fredda, anche per le concomitanti voci di popolo che pongono interrogativi sulla possibile “politicizzazione” della Curia agrigentina. Come politico della mia comunità propongo di conferire la cittadinanza onoraria del Comune di Ravanusa a Don Emanuele, a minimo riconoscimento del grandissimo impegno di un uomo umile e forte, pieno di grazia, che ha arricchito moralmente la nostra popolazione, con il sommo insegnamento dall’altare e con l’esempio per le strade.
Avv. Lillo Massimiliano Musso
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Articolo Diretto al Vescovo di Agrigento dal Dott. Sandro Ficarra (Coodinatore Provincia Agrigento MNC)
Fate lavorare ancora Padre Emanuele Casola
L’opera di Don Emanuele Casola a Ravanusa resta incompiuta, il territorio necessità ancora della sua presenza come faro che illumina il percorso etico- morale del paese. Lo scenario di Ravanusa è disastroso per i riferimenti che inducono poc a speranza. Una politica imperneata sull’affare, sul clientelismo e sulla raccomandazione. Un territorio che esprime uno dei posti più bassi nelle regioni del Sud per sviluppo economico-sociale ( dati della Fondaz. del SUD). Occorre un cambio di mentalità e Don Casola ha in questi anni spinto sulla formazione delle coscienze. Grazie a lui sono nati: il CAV, il Coro San Giamono, il gruppo giovanile della parrocchia. E’ stata potenziata l’azione della Caritas, di Azione Cattolica. Illustri personaggi sono giunti al paese come Alex Zanotelli,Rita Borsellino,Ernesto Olivero,Pino Maniaci ecc. ecc., quando si è discusso nei “lunedì dei cortili” su mafia, legalità, pizzo, acqua e bene comune.Un impegno all’insegna della verità e della giustizia: nei vari anni della sua missione, sono stati allestiti i presepi con i bidoni d’acqua per ricordare che l’acqua è un bene che appartiene a tutti; con le macchine fracassate per ricordare i morti sulle strade per incidenti strdali: Sono state celebrate messe “al funerale dell’agricoltura” quando gli agricoltori soffrivano danni economici considerevoli. Al cimitero è stato inaugurato un monumento per” i bambini mai nati” per sensibilizzare l’opinione pubblica sui tanti aborti che avvengono in provincia. Le sue prediche a favore dei giovani nel rispetto del corpo e dell’anima evidenziando le cattive abitudini dell’ alcool e della droga. Ravanusa un territorio difficile intriso di realtà che evidenziano l’esistenza di sette religiose e un avanzamento del protestantesimo. Don Emanuele Casola ha recuperato tante persone, tante mentalità ma la sua opera resta ancora incompiuta.Dubito che l’Arcivescovo, Francesco Monterosso, sia stato consigliato bene e che molti fedeli possano esprimere personale gratitudine per la decisione presa di emarginare nel piccolo paese di Montevago un prete di tale spessore spirituale e carisma sociale. Certo, Don Emanuele ha lavorato bene ed è stato scomodo al sistema politico e alla chiesa locale che non lo ha pienamente corroborato nel suo mandato di Arciprete. Don Emanuele ci ha insegnato di trarre le conseguenze da ciò che si fa. In questo caso, penso che lui, come al solito,ubbidirà alle decisioni delle gerarchie ecclesiastiche con conseguenze dannose per Ravanusa. Abbiamo conosciuto molti ” Don Abbondio”, Don Emanuele Casola sta recuperando la mentalità di non avere paura, di lavorare per un futuro migliore, con maggiore ricchezza spirituale e più povertà materiale. A Ravanusa succede anche che poveri e benestanti fanno le agapi fraterne, si sta cercando di diventare più umili e laboriosi. Don Emanele Casola serve ancora al territorio ravanusano.
Sandro Ficarra













