L’uomo ha profonda necessità di aggregazione sociale, fin dalla preistoria ha denotato il bisogno quasi primario di tenersi per mano opponendosi alla negatività dei sopraffattori con la creazione di norme che potessero regolare ciò che chiamiamo convivere civile. E’ vero, la Legge dovrebbe proteggerci prima della nascita, durante la vita e dopo la morte; con questo spirito venne formulata e codificata ma è molto difficile , historia docet, che gli uomini abbiano quel senso di concordia preziosa per il procedere umano. Io non sono mai vissuta stabilmente in questa città però il soggiorno mi è stato sufficiente per vedere il negativo esistente. Io reputo che l’uomo non debba accettare supinamente il Fato senza ribellarsi in alcun modo ai suoi strali sovente iniqui, bisogna credere che i cambiamenti avverranno grazie a coloro i quali con coraggio mettono in piazza le beghe e le nequizie che infangano il buon nome di quelli che appartengono alla parte sana di una città, di coloro che ancora credono nell’esistenza della Legge non creata per le falangi disoneste ma per coloro che laboriosamente costruiscono giorno dopo giorno il futuro dei loro figli. Nei miei libri ho sempre voluto che la verità del popolo siciliano fosse riconosciuta nel bene e nel male; ma una città non è solo male è anche profondo bene, è anche desiderio di rinascita, è anche coraggio di denuncia, è anche senso di ribellione verso coloro che vogliono elevare mura di fango. Oggi, i siciliani non appartengono più al verghiano ciclo dei vinti, non credono più che “tutto cambi perché nulla cambi”, sanno che una voce può divenire coro e levarsi non più in lamento bensì in legittima richiesta . Colui che crede nel valore della Legge ha già vinto il nemico il quale trova la sua forza soltanto nella sottomissione degli altri e più il prepotente ha paura più vuole azzannare perché sa che se il singolo diviene moltitudine, la sua fine è decretata. E’ vero, io posso essere considerata una turista che vede superficialmente e romanticamente solo ciò che vuole vedere e distoglie lo sguardo da quanto compare quotidianamente sulle testate che non accettano la prevaricazione, ma se così fosse sarei miope e codina e non lo sono, cerco soltanto di vedere tutto nella sua globalità; non per generosità si badi bene, ma perché questa città è indissolubilmente racchiusa in me e geneticamente ne fa parte così come l’ ho trasmessa in parte ai miei figli. Questa di oggi non è la Canicattì dei miei bisnonni, una Canicattì sonnolenta e medievale dove se non avevi la fortuna di nascere dalla parte giusta la tua vita sarebbe stata solo tramonto e nulla più, dove eri costretto all’obbedienza silente, dove una parola era già” troppo anzi troppissimo”, dove il concetto di Legge aveva valore soltanto per chi poteva stringerla in pugno. I fermenti culturali della città sono visibili anche in opere di grande spessore come la pubblicazione su internet di documenti rarissimi consultabili dagli studiosi(complimenti anche al Comune che ha patrocinato tutto ciò) che vogliono risalire storicamente alla creazione di Canicattì fin dalla lex populandi; scolasticamente docenti costruiscono vocabolari in vernacolo con i loro allievi e così via. Canicattì non è più intorpidita dal sonno secolare, si è scrollata dalle spalle secoli di buio non voluto dai cittadini bensì da governi che saccheggiarono il Sud come conquistatori ( vogliamo parlare della caduta dei Borboni e della piemontesizzazione del Meridione, vogliamo parlare del brigantaggio e del suo perché…?). Proprio quando il malato è in convalescenza, io penso che il buon medico debba sostenerlo non con il buonismo, sarebbe completa stupidità, ma con lo sprone e l’incoraggiamento ricordandogli che” per aspera ad astra, incitandolo ad acquistare le forza che gli permetteranno di abbattere il fango che non deve avere il tempo di essiccare sugli onesti. Mio padre ha servito lo Stato e i cittadini onesti per tutta la vita sempre nel nome della Legge contro il crimine , lottando a costo della vita contro coloro che infierivano sui deboli ignorando il diritto, è stato più fortunato di altri poiché non è caduto ma le ferite riportate le condusse con sé fino alla fine. Mai, mai venne meno il suo credo nella Legge dei giusti e nell’uomo che può divenire migliore anche con il sacrificio degli altri; il mio libro “Il tondo nel quadrato” è dedicato a lui e alla terra di Canicattì che mi ha ispirato tanto nei miei soggiorni. Il sottotitolo del libro è: Nel nome della Legge. Io ci credo!
Maddalena Rispoli












