Biagio Conte, il missionario laico che da anni opera a Palermo in favore di indigenti e senza tetto con il centro ‘Speranza e Carità’, è rimasto ferito la notte scorsa durante una sassaiola scoppiata tra alcuni extracomunitari ospiti della struttura e un gruppo di una quindicina di giovani palermitani che si erano presentati davanti all’ingresso di via Decollati per un raid punitivo.

I motivi che avrebbero originato la spedizione non sono ancora chiari: il ‘commando’ avrebbe cercato un cittadino straniero con l’obiettivo di dargli una lezione, provocando la reazione delle persone che si trovavano all’interno del centro.


Biagio Conte, intervenuto per sedare gli animi, è stato colpito alla testa da una pietra vagante. Il missionario è stato medicato dai medici del pronto soccorso dell’ospedale Civico, che gli hanno praticato quattro punti di sutura. Sull’episodio sono in corso indagini della polizia, che sta cercando di identificare gli autori del raid e le cause che l’hanno originato.

“Io vado avanti nonostante questo sia un momento pesantissimo perché la crisi che stiamo vivendo esaspera gli animi e incattivisce. Comunque non saranno certo questi episodi a fermarmi: io non perdo la speranza”, ha commentato così Biagio Conte l’aggressione subita.

“Non credo si tratti di razzismo – spiega – Da quanto ho capito c’era stata una discussione con un nostro ospite che non sono riuscito neppure a individuare. Il punto è che in zone come questa non si parla, si picchia e basta uno sguardo di troppo per scatenare certe reazioni”. “Certo – aggiunge – nel tempo sono accaduti episodi di intolleranza, acuiti dal malessere sociale che stiamo vivendo, ma io cerco di portare la pace e la concordia. E poi i palermitani sono sostanzialmente accoglienti e generosi”.

Nelle tre comunità di Conte – due maschili e una femminile – lavorano diversi volontari di tutta Italia. Gruppi di scout si alternano per dare una mano al missionario che conta anche sull’aiuto di medici e infermieri. “Cerchiamo di assistere tutti i bisognosi, anche quelli della zona – conclude -. Sono oltre 300 le famiglie palermitane a cui diamo viveri di prima necessità. Spero proprio che nel gruppo che ci ha attaccato non ci sia uno di quelli a cui siamo stati vicini”.