Le mani della mafia sui parchi eolici. Un’operazione dei carabinieri di Trapani ha portato all’arresto di sei persone ritenute vicine al boss latitante Matteo Messina Denaro e al sequestro di beni per 10 milioni di euro.
Al centro delle indagini l’infiltrazione delle famiglie mafiose di Castelvetrano e Salemi in attività legate alle energie rinnovabili, realizzata attraverso la la sistematica acquisizione dei lavori per la realizzazione di impianti eolici e fotovoltaici nelle province di Agrigento, Palermo e Trapani. I proventi illeciti venivano in parte utilizzati per sostenere la latitanza del boss Matteo Messina Denaro.
I sei fermati sono Gioacchino Villa, 48 anni, Santo Sacco, 53 anni, Paolo Rabito, 45 anni, Salvatore Pizzo, 45 anni, Gaspare Casciolo, 77 anni, ai quali sono stati dati i domiciliari, e Salvatore Angelo, 63 anni.
L’indagine, che parte nel 2007, ha scoperto l’esistenza di un’organizzazione in grado di monitorare le opere legate a impianti eolici, fotovoltaici e alle biomasse, mediante il sostegno dell’allora consigliere comunale di Castelvetrano Santo Sacco. L’esecuzione dei lavori avveniva attraverso una rete di società controllate da Salvatore Angelo, di Salemi. Grazie ad Angelo, l’organizzazione aveva messo le mani sui parchi eolici di “San Calogero” di Sciacca (AG), “Eufemia” di Santa Margherita Belice (AG), Contessa Entellina (PA), “Mapi” di Castelvetrano (TP) e Montevago (AG), nonché del parco fotovoltaico di Ciminna (PA). Angelo destinava parte dei proventi all’associazione mafiosa, e in particolare al latitante Messina Denaro.
Numerosi gli episodi intimidatori e le estorsioni ai danni di imprese concorrenti. L’indagine ha scoperto che l’imprenditore Melchiorre Saladino era stato esautorato dal progetto di un parco eolico da realizzare in provincia di Catania, concordato da Sacco con l’esponente mafioso di Castelvetrano, Paolo Forte, figlioccio di cresima di Messina Denaro, tanto da aver fornito al boss, nella fase iniziale della latitanza, la propria carta d’identità.
Le indagini hanno anche accertato la dazione di denaro richiesta da Sacco per l’approvazione della convenzione tra il Comune di Castelvetrano e una società interessata alla realizzazione di un parco eolico; l’esistenza di un progetto – sostenuto da Sacco e da Forte – per realizzare un distributore di carburanti sul terreno di Rosalia Messina Denaro, moglie del mafioso Filippo Guttadauro e sorella del ricercato trapanese.
Inoltre il denaro dell’organizzazione serviva anche all’assistenza economica ai detenuti e alla loro famiglie nonchè ai sodali tornati in libertà dopo periodi di detenzione. Salvatore Angelo aveva stabilito legami con Cosa nostra palermitana, attraverso contatti con Salvatore e Sandro Lo Piccolo (all’epoca latitanti). Accertato il trasferimento fraudolento delle quote della “Ecolsicula” alla “Spallino Servizi”, intestate a prestanome e in realtà nella disponibilità del detenuto Antonino Nastasi, indicato quale anello della catena che avrebbe curato il recapito dei messaggi a Messina Denaro.
Individuato anche in un casolare di Castelvetrano il luogo in cui il padre di Matteo Messina Denaro, Francesco, morto nel ’98, trascorse la propria latitanza alla fine degli anni Ottanta.
“Il settore delle energie rinnovabili, essendo un contesto di grosso rilievo economico, non poteva non suscitare gli interessi della mafia”. Così il procuratore di Palermo Francesco Messineo commentando l’operazione antimafia dei carabinieri che hanno arrestato sei persone ritenute vicine al boss latitante Matteo Messina Denaro.
L’inchiesta ha svelato gli affari dei clan trapanesi nelle energie rinnovabili. “La mafia di Trapani – ha aggiunto – è soprattutto mafia d’affari che ricorre alla violenza per intimidire e sottomettere la concorrenza”. Dall’inchiesta, secondo Messineo, è emerso un forte collegamento tra mafia, imprenditoria e politica.
– Vittorio Sgarbi interviene sugli arresti di oggi in Sicilia, in provincia di Trapani, nell’ambito di una operazione che ha svelato come la mafia controlli il business delle energie rinnovabili:
«Finalmente – sottolinea Sgarbi – dopo le mie numerose denunce pubbliche in tutti i comizi e gli incontri, e anche in sede giudiziaria, si colpisce l’obiettivo di riconoscere la presenza della mafia nell’energia rinnovabile, che ha determinato intollerabili scempi paesaggistici in tuttta la Sicilia, e soprattutto nella Sicilia Occidentale.
In questa penetrazione della mafia nel business delle energie rinnovabili, iniziata ben prima della mia elezione a sindaco di Salemi, andava condotta un’azione forte delle Forze dell’Ordine, in particolare dalla Prefettura e dalla Questura di Trapani, rimaste invece vergognosamemte indifferenti alle mie denunce, inventando inesistenti motivazioni per lo scioglimento del Comune di Salemi, dove i commissari straordinari inviati dal ministero dell’Interno hanno recentemente manifestato intreresse per l’eolico e il fotovoltaico.
La mia azione antimafia – osserva infine Sgarbi – aveva l’obiettivo che oggi viene riconosciuto, al di là delle farneticazioni di Sonia Alfano e delle omissioni gravi del Questore e del Prefetto di Trapani, che hanno agito con grave pregiudizio politico senza contribuire all’azione di denuncia da me quotidianamente fatta e documentata»












