Una rivolta è scoppiata nel centro di accoglienza di Lampedusa, dove attualmente sono ospiti più di 700 profughi. I disordini hanno preso avvio durante una partita di calcio tra somali ed eritrei, poi degenerata in rissa. Sette immigrati sono rimasti feriti e hanno dovuto ricorrere alle cure dei medici del Poliambulatorio di Lampedusa, mentre i carabinieri con molta fatica hanno riportato la calma. Ma la situazione a Lampedusa resta di assoluta emergenza. Dice il sindaco Giusi Nicolini: “Qui ci sono ancora 763 profughi, 80 dei quali minori, in un centro che ha solo 300 posti letto agibili. Queste persone, lo denunciamo da tempo, vivono in condizioni di gravissimo disagio adesso accentuate anche dal freddo e dall’inverno. Stanno lì da settimane, da mesi, semireclusi, non hanno nulla da fare, spesso si ubriacano e quello che è successo ieri sera è successo anche altre volte. Chiamerò di nuovo il ministro dell’Interno Cancellieri per chiedere un intervento immediato. Non possono lasciarci soli”. A denunciare l’ultimo episodio di violenza all’interno del centro di accoglienza di Lampedusa è stato padre Moses Zerai, direttore dell’agenzia Habeschia che tiene i contatti con i profughi dell’area subsahariana. Ha ricevuto una telefonata da una donna ospite del centro che gli ha chiesto aiuto dicendo di avere paura perché i circa 300 somali presenti avevano attaccato i circa 60 eritrei ed etiopi di fede cristiana con bottiglie, coltelli e sbarre di ferro.












