La triste storia risale al 2003, quando una bimba venne alla luce nel reparto di ostetricia e ginecologia dell’ospedale “Barone Lombardo” di Canicattì con delle malformazioni celebrali causate dai medici che avevano assistito la madre durante il parto. Infatti, la piccola venne colpita al momento della nascita da “ipossia neonatale” perché la donna, venne accertato successivamente, doveva partorire molto prima rispetto alla decisione dei medici che l’avevano in cura.

L’ipossia è una condizione patologica determinata dalla carenza d’ossigeno al cervello che porta danni gravissimi e difficilmente curabili. Per questo motivo, i genitori della piccola che oggi ha 10 anni, hanno citato in giudizio l’Asp, chiedendo all’azienda sanitaria provinciale di Agrigento un maxi risarcimento che sfiora i 4 milioni di euro.


Ieri, di questa vicenda al Tribunale del capoluogo c’è stata la prima tappa. Infatti, davanti al giudice civile Massimo Donnarumma, si è aperto il procedimento di risarcimento che vede l’Asp sul banco degli imputati e dall’altra come parte offesa i genitori della piccola che vive in un comune dell’hinterland canicattinese. Nel corso della prima udienza, è avvenuta la costituzione delle parti con i genitori che si sono costituiti parte civile nei confronti dell’Asp di Agrigento assistiti dagli avvocati Giueppe Zucchetto del foro di Agrigento e Luciano Schillaci, del foro di Catania.

I due legali hanno prodotto delle perizie che confermano come la condizioni di “disabilità” nella quale è costretta a vivere la bambina siano scaturite dall’errore fatto dai medici del “Barone Lombardo”, poi l’udienza è stata aggiornata al prossimo 21 maggio, quando il giudice nominerà un consulente di parte il quale dovrà effettivamente appurare che quando sostenuto dalla parte offesa risponda a vero.

Oggi, la bimba frequenta regolarmente la scuola ma la sua vita sino ad adesso è stato un vero e proprio calvario. Sarà adesso il Tribunale ad accertare e stabilire l’importo del risarcimento alla famiglia che insieme alla bimba in questi anni ha dovuto patire pene e disagi per le condizioni nelle quali è stata costretta a vivere la figlia.