La Corte d’Appello di Palermo, quarta sezione, ha assolto il palermitano Rosario Grassadonio di 36 anni dall’accusa di usura aggravata. L’uomo, originario di Villabate e difeso dal proprio legale di fiducia, l’avvocato Luisa Di Fede, di Canicattì, era stato condannato in primo grado alla pena di 4 anni di reclusione nell’ambito dell’operazione alla quale venne dato il nome di “Tie Break”, cravatta spezzata condotta dagli agenti del commissariato di pubblica sicurezza.
Il blitz che portò all’arresto di diverse decine di soggetti la stragrande maggioranza dei quali di Canicattì, permise di sgominare una organizzazione criminale dedita all’usura ed alle estorsioni, al riciclaggio di autovetture e per finire anche ai danneggiamenti oltre che alla detenzione di armi. Da sottolineare i colpi d’arma da fuoco esplosi contro la vetrata della Banca di Credito San Francesco di Canicattì e a quella di un altro istituto di credito sito al viale della Vittoria.
E per finire anche le autovetture date alle fiamme di proprietà dell’ex direttore della San Francesco, il ragioniere Salvatore Palilla. L’operazione, ebbe inizio il 12 settembre del 1998 ed interessò originariamente 43 persone, la maggior parte di esse residenti nella città di Canicattì. La maxi operazione denominata all’epoca «Tie Break» partì da una serie di accertamenti, presso alcuni istituti bancari, a carico di alcuni indagati che nel giro di qualche mese portarono a sgominare due presunte organizzazioni dedite non solo all’usura, con tassi che arrivavano fino al 30 per cento mensili, ma anche a tutta una serie di reati come minacce ed intimidazioni che tennero in apprensione sia gli abitanti di Canicattì che le forze dell’ordine. I destinatari dell’ordinanza di custodia cautelare, firmata all’epoca dal giudice per le indagini preliminari Walter Carlisi, furono in un primo momento 43. Di questi 33 finirono in carcere, 8 agli arresti domiciliari, 2 ebbero applicata la misura dell’obbligo di presentazione quotidiana alla polizia.












