La morte di Salvatore Crisafulli potrebbe avere risvolti giudiziari. La famiglia, infatti, ha presentato alla questura di Catania una querela, chiedendo che venga fatta luce sulle responsabilità dei medici e in particolare dell’Azienda sanitaria (Asp), colpevole, secondo i fratelli, di non “aver provveduto alla visita domiciliare del malato” e dell’ambulanza del 118, “sprovvista di defribillatore”. Nell’esposto, la famiglia ricostruisce gli ultimi suoi giorni di vita.
I fratelli spiegano che dopo aver notato un aggravarsi delle condizioni di salute de fratello “era stata fatta richiesta di visita pneumologica domiciliare urgente a mezzo medico curante la cui ricetta veniva consegnata all’Asp di Catania, che l’ha girata per fax all’ufficio competente solo tre giorni dopo, il 18 febbraio”.
I fratelli insistono per avere questa visita ma ogni sforzo si rivela inutile. Già lo scorso anno, denunciano i parenti, avevano lottato contro questa “inerzia” da parte della strutture sanitarie. Il 21 febbraio la situazione precipita a causa di una crisi respiratoria e dell’arresto cardiaco. I fratelli telefonano più volte alla Azienda sanitaria per avere assistenza e per sollecitare ancora una volta una visita pneumologica a domicilio ma tutte le richieste, si legge nella querela, rimangono “inevase”. Alla fine, decidono di chiamare il 118. All’arrivo dell’ambulanza, Crisafulli subisce un arresto cardiaco e i medici gli praticano un massaggio cardiaco manuale “atteso che l’ambulanza era sprovvista di defibrillatore”.
“La triste storia di Salvatore – scrivono nella denuncia – finiva li con lo stupore dei presenti con occhi sbigottiti a commentare che forse sarebbe stato meglio non chiamare il 118 e portare l’ammalato direttamente in ospedale, visto il risultato”. Adesso la famiglia chiede giustizia, precisando nelle carte “che le persone post-comatori in media vivono oltre i 20 anni”.
Salvatore Crisafulli, disabile di 45 anni, era affetto da sindrome da locked-in dal 2003 a causa di un incidente stradale. Nel 2005 si era risvegliato dal come vegetativo e rispondeva perfettamente alle sollecitazioni emotive della vita, sorridendo, lacrimando e comunicando con il solo movimento degli occhi e con lo sguardo, utilizzando un comunicatore oculare e un pc a scansione. Le sue condizioni si erano aggravate negli ultimi giorni. Con suo fratello Pietro aveva fondato l’associazione ‘Sicilia Risvegli’.












