Si è svolto ieri mattina davanti ai giudici della speciale sezione misure di prevenzione del Tribunale di Agrigento, Presidente Giuseppe Melisenda Giambertoni, il processo sulle misure patrimoniali adottate dalla Direzione Distrettuale Antimafia sui beni mobili ed immobili riconducibili a Gioacchino Ferro, 45 anni, imprenditore di Canicattì, condannato per mafia con sentenza passata in giudicato. Durante l’udienza, il Pm della Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo, Rita Fulantelli, dopo avere esaminato le memorie difensive del legale di fiducia dell’imputato, l’avvocato Paolo Ingrao, ha chiesto alla Corte il dissequestro di tre appezzamenti di terreno che si trovano in territorio di Butera, comune della provincia di Caltanissetta, dove ha sede l’azienda agricola della famiglia Ferro e la confisca invece, di tutti gli altri beni che erano stati sequestrati dalla Guardia di Finanza lo scorso mese di giugno. Inoltre, per l’imputato il Pm ha anche chiesto quattro anni di sorveglianza speciale. A queste ultime richieste, si è opposto il legale di fiducia di Gioacchino Ferro, il quale ha prodotto ieri mattina altra documentazione che mira a dimostrare come anche questi beni siano stati acquisiti in maniera lecita dal suo assistito. A termine la Corte, si è riservata un periodo di due settimane prima di depositare la propria decisione. A giugno dello scorso anno, il gruppo d’investigazione sulla criminalità organizzata della Guardia di Finanza aveva sequestrato alcuni beni mobili e immobili appartenenti o riconducibili a Gioacchino Ferro, 45 anni, coinvolto nell’inchiesta «Grande Mandamento». Operazione antimafia quest’ultima che venne compiuta il 25 gennaio del 2005 e definita una tappa determinante verso la cattura di Bernardo Provenzano capo storico della mafia siciliana. Tra gli arrestati di quella operazione anche due agrigentini, definiti presunti «postini privilegiati» di Provenzano: oltre a Gioacchino Ferro anche il fratello Roberto Ferro, 43 anni, (quest’ultimo assolto da ogni accusa), figli del capomafia storico della provincia di Agrigento, adesso defunto, Antonio Ferro. I sigilli erano stati apposti a terreni nelle campagne di Butera, territorio a cavallo tra le province di Caltanissetta, Agrigento e Palermo, tre conti correnti e un’azienda agricola. In base agli accertamenti effettuati dalle Fiamme Gialle, ci sarebbe stata una notevole sproporzione tra il patrimonio di Ferro e i redditi dichiarati. Gioacchino Ferro è stato scarcerato dal Penitenziario di Secondigliano Napoli agli inizi del 2011 dopo 5 anni e 10 mesi di reclusione, due mesi in meno rispetto alla condanna a 6 anni confermata dalla Corte di Cassazione grazie alla sua condotta, dopo che la Procura di Caltanissetta accolse la richiesta dell’avvocato della difesa. In primo grado, l’imputato era stato condannato a 7 anni di carcere.

CARMELO VELLA