Rimangono in carcere, al Petrusa di Agrigento, i fratelli Calogero e Vincenzo Messina, rispettivamente di 34 e 26 anni arrestati da polizia e carabinieri lo scorso mese di febbraio per il tentato omicidio di Gioacchino Diana, 47 di Canicattì. La decisione è stata adottata ieri mattina dai giudici del Tribunale della Libertà di Palermo ai quali si erano rivolti i loro legali di fiducia gli avvocati Angela Porcello e Carmen Augello. I legali per i loro assistiti avevano chiesto la remissione in libertà o in alternativa la concessione degli arresti domiciliari. Richieste che i giudici palermitani hanno rigettato lasciando in carcere i due fratelli. A nulla è valso anche il memoriale presentato dal fratello maggiore Calogero Messina, che si assumeva tutte le responsabilità di quanto avvenuto quella domenica sera nelle campagne alla periferia di Canicattì dove si trova il locale di Gioacchino Diana. I giudici, infatti, hanno deciso per la conferma della custodia cautelare in carcere anche di Vincenzo Messina. Il tentato omicidio del ristoratore canicattinese Gioacchino Diana è avvenuto il 4 febbraio scorso. Il tentato omicidio era scaturito, secondo quanto accertato dagli inquirenti per futili motivi. I due fratelli, infatti, pensavano che fosse stato Gioacchino Diana a spaccare con una spranga di ferro il parabrezza dello loro vettura una Lancia Lybra station wagon. Per questo motivo si erano armati di un fucile a canne mozze e di un bastone per punire colui il quale si era permesso di compiere quello affronto. Entrambi arrestati qualche ora dopo l’episodio sono accusati di tentato omicidio, danneggiamento, detenzione, porto abusivo e ricettazione di arma clandestina ed esplosione di colpi d’arma da fuoco in luogo pubblico.

C.V.