“Quel quaderno probabilmente non è l’agenda rossa di Paolo Borsellino. Ma questo lo accerteranno le indagini” ha dichiarato il pm di Agrigento Salvatore Vella – in un incontro sulla legalità organizzato a Sarre (Aosta) dal movimento politico Alpe – in merito al fotogramma pubblicato ieri da Repubblica. “Non si capisce perchè doveva andare a citofonare” alla madre “con l’agenda in mano”. E poi è “veramente difficile pensare che l’esplosione che gli strappò via braccia e mani risparmiò un’agenda di carta”.

In questo senso “i primi intervenuti sul posto hanno accertato che le armi di tutti gli uomini di scorta di Borsellino, tranne uno che è rimasto vivo perchè restò all’interno di una Croma blindata, esplosero per autocombustione, per il calore dell’esplosione. Le armi, cioè le pistole, le cartucce all’interno, esplosero –  ha sottolineato Vella – L’immagine che ha fatto vedere Repubblica è un quaderno con un copertina rossa affianco a un cadavere che non ha più gli arti inferiori e parte del volto che non è Borsellino.


“Perchè Borsellino, quando esplode l’autobomba sotto casa di sua madre in via d’Amelio, muore sul giardino di fronte l’ingresso con il volto quasi integro”, ha ricordato il sostituto procuratore, aggiungendo: “Vi sono dei fotogrammi, diversi fotogrammi anche dei vigili del fuoco, che fanno un primo piano sul volto di Borsellino che sembra quasi sorridente. E al cadavere di Borsellino, al corpo di Borsellino, vengono strappati via gli arti, sia le braccia che le gambe. Quindi quello che rimane d Borsellino in realtà è il dorso bruciato, con il volto. E sembra estremamente difficile che se Borsellino avesse avuto in quelle mani, che non ci sono più, fra quelle braccia, che non ci sono più, un’agenda di carta, questa sia sopravvissuta a quell’esplosione”.

“Tutti ci auguriamo che un eventuale supplemento di indagini porti ad accertare una verità che è stata troppo a lungo trascurata”. Così il vicepresidente del Csm, Michele Vietti, commenta la vicenda dell’agenda rossa di Paolo Borsellino. “Io credo che, oltre al processo civile, vada riformato anche quello penale – ha poi aggiunto Vietti – trasformato oggi in una corsa a ostacoli in cui vince chi arriva ultimo”.