Hanno chiesto di essere giudicati con il rito abbreviato i fratelli Calogero e Vincenzo Messina, rispettivamente di 34 e 27 anni, accusati del tentato omicidio di Gioacchino Diana, 47 anni, avvenuto il 4 febbraio scorso a Canicattì. La richiesta è stata avanzata dai loro legali di fiducia gli avvocati Carmen Augello e Angela Porcello, dopo che la Procura ha chiesto il processo con il rito immediato per tutti e tre i protagonisti di questa vicenda. La decisione è attesa nei prossimi giorni contestualmente alla fissazione della data dell’inizio del processo nei loro confronti. I fratelli Calogero e Vincenzo Messina, sono accusati di tentato omicidio, porto e detenzione illegale di armi e munizioni. Gioacchino Diana, invece, dovrà rispondere di danneggiamento aggravato. L’inchiesta per la quale è stato chiesto il giudizio immediato dei tre canicattinesi ruota come detto attorno al tentato omicidio di Gioacchino Diana, – che è assistito dall’avvocato Giuseppe Giardina – avvenuto nel febbraio di quest’anno i fratelli Messina, infatti, dopo avere avuta danneggiata la loro auto una lancia Lybra, che si trovava parcheggiata nei pressi della loro abitazione, avevano organizzato una missione punitiva nei confronti di Gioacchino Diana, tentando di ucciderlo a fucilate. Ad indicare che era stato proprio Diana a danneggiare la loro auto erano stati i familiari dei due fratelli Messina, che si trovavano dentro casa al momento dell’irruzione del ristoratore canicattinese che secondo quanto ricostruito dagli investigatori aveva agito perché pensava che i due fossero gli autori di alcuni furti compiuti ai danni di sue proprietà commerciali. Spinti da una sete di vendetta i due fratelli si erano armati di un fucile a canne mozze detenuto illegalmente ed un bastone e si erano recati nel ristorante gestito da Diana per fargliela pagare. Non trovandolo all’interno del locale avevano esploso alcuni colpi di arma da fuoco in aria nonostante la presenza di diversi clienti. Poi, mentre stavano andando via, avevano notato Gioacchino Diana rientrare a bordo di un furgone Fiat Doblò ed a questo punto gli avevano sparato contro ma fortunatamente non lo avevano colpito.
C.V.












