Oltre un centinaio di persone hanno commemorato, in via Alfieri, a Palermo, l’uccisione di Libero Grassi, l’imprenditore ammazzato dalla mafia 22 anni fa per non aver voluto pagare il pizzo. Una cerimonia silenziosa organizzata dai ragazzi di Addiopizzo, che proprio dal sacrificio di Grassi cominciarono a pensare di raccogliersi in associazione. Sul luogo dell’uccisione è stato affisso un manifesto che ricorda l’accaduto e deposti dei fiori sopra una macchia rossa realizzata con lo spray. Il sindaco di Palermo Leoluca Orlando ha partecipato alla commemorazione depositando una corona di fiori e il gonfalone dell’amministrazione locale.

Messaggi di cordoglio delle istituzioni. Il presidente della Camera, Laura Boldrini. “Libero Grassi non fu ucciso soltanto perché fu un uomo coraggioso ma soprattutto perché era un uomo solo. Libero Grassi era un imprenditore onesto che fece cose normali, come non pagare il pizzo, in un’epoca in cui certe cose normali erano da considerare eccezionali, inaccettabili. Non solo da parte di Cosa Nostra,  che non poteva tollerare un esempio così coraggioso e sfrontato, un uomo che andava dicendo pubblicamente io non pago”.


“Le cose normali di Libero Grassi 22 anni fa erano considerate eccezionali anche da molti dei suoi colleghi imprenditori. Così intorno a lui non si creò solo indifferenza ma addirittura ostilità da parte di chi avrebbe dovuto sostenerlo e proteggerlo. Libero Grassi non fu ucciso soltanto perché fu un uomo coraggioso ma soprattutto perché era un uomo solo. La sua morte più di altre – prosegue Boldrini – dimostra che contro lo strapotere mafioso bisogna essere uniti. Sarebbe contento oggi di vedere come la sua Palermo abbia saputo raccogliere la sua eredità con i ragazzi di Addiopizzo ma anche con la nascita di Libero futuro, la prima associazione di imprenditori e liberi professionisti che hanno detto no al pizzo – conclude Boldrini – La strada è ancora lunga e il pizzo continua ad essere uno dei maggiori proventi della criminalità organizzata, ma è innegabile che la  rivoluzione degli onesti sia cominciata, anche grazie a persone come Pina Grassi che instancabilmente in questi anni ha portato avanti la battaglia di legalità iniziata dal marito”.

Il Presidente del Senato, Pietro Grasso, scrive alla vedova Pina Maisano. “Cara Signora Pina, in occasione del ventiduesimo anniversario dell’omicidio del 29 agosto 1991 desidero rinnovare a lei e a tutti i familiari il mio commosso pensiero e sentimento di vicinanza. La memoria di suo marito è più che mai viva in me e in tutti gli uomini che, come Libero Grassi, credono nella legalità e in quel senso di dignità che non consente di abbassarsi ai ricatti mafiosi”.

“Il sacrificio di Libero non è caduto invano. Le sue azioni e la sua nobiltà d’animo – aggiunge il Presidente del Senato – sono divenute immortali, un punto di riferimento fondamentale per tutti coloro che ancora oggi sono oppressi dalle estorsioni, dalle minacce e dalla violenza. La mafia può essere distrutta. Dipende da noi, dalle scelte quotidiane degli imprenditori che, con coraggio e determinazione, scelgono ancora di credere nella nostra amata Sicilia, dalla capacità di ogni cittadino di fare tesoro degli insegnamenti e delle testimonianze delle tante, troppe, vittime di mafia. Il seme di dignità e coraggio lanciato da Libero con la sua testimonianza e, purtroppo, con la sua morte ha fatto nascere a Palermo una nuova cultura e una nuova generazione di giovani impegnati per il consumo critico come quelli riuniti nel Comitato Addiopizzo. Nel mio nuovo ruolo di Presidente del Senato, non cesserò mai di lottare affinché il nostro Paese possa credere fermamente in questa possibilità di riscatto – conclude il Presidente Grasso – operando innanzitutto su quelle condizioni sociali, economiche e culturali che maggiormente favoriscono la penetrazione della criminalità organizzata”.

A 22 anni di distanza, Confindustria chiede scusa ai familiari. A fare autocritica per la condizione di isolamento in cui Grassi fu lasciato, sottolineando tuttavia i passi in avanti che da allora sono stati fatti, e il leader di Confindustria Sicilia Antonello Montante, che oggi ha partecipato a Palermo alla commemorazione dell’imprenditore ucciso dalla mafia. “Rispetto a 22 anni fa – ha osservato Montante – c’è stato un movimento di coscienza. Tantissimo è cambiato, ma tanto c’è ancora da fare”.

“Ho chiesto scusa alla famiglia Grassi – ha aggiunto -. Ho letto i verbali di Confindustria dell’epoca e mi sono indignato e vergognato per l’atteggiamento che l’associazione degli industriali assunse nei confronti di Grassi. Noi abbiamo modificato il nostro codice etico per emarginare chi non denuncia e liberare dal gioco mafioso le imprese sane. Montante ha infine ricordato che in qualità di presidente della Camera di commercio di Caltanissetta ha firmato la prima delibera in Italia per sostenere le imprese vessate dalle banche. “Un fenomeno – ha sottolineato – molto diffuso”.

Il ricordo di Grassi è stato anche l’occasione per presentare in prefettura le prime cento schede sui processi del racket, primo passo della banca dati di tutti i processi antiracket e antiusura già conclusi o ancora in corso in Campania, Calabria, Puglia, Sicilia. Il progetto si chiama “Zoom” ed è una iniziativa della Fai, ideata e realizzata nell’ambito del Pon Sicurezza. Le schede di approfondimento dei processi descrivono le dinamiche estorsive o usuraie, analizzano il gruppo criminale e il contesto ambientale, le eventuali problematiche di diritto emerse e le costituzione delle parti civili.

“Questa banca dati realizzata nell’ambito del Pon sicurezza è molto importante perché entro il 2015 saranno online oltre mille processi al racket. C’è tutta la storia delle sofferenze ma anche del coraggio di tanti imprenditori”, ha detto il commissario antiracket, Elisabetta Belgiorno. “Nella scheda su Libero Grassi – ha proseguito – ci sono le fasi del processo ma anche la trasmissione Samarcanda, gli articoli della stampa estera che venne qui per raccontare questi fatti. Lo spaccato processuale mette in evidenza la solitudine di Grassi in quella vicenda e come questo omicidio non fu deciso dalla cupola”.