Oggi sarà l’ultimo giorno di lavoro degli ufficiali giudiziari presso la sede staccata del Tribunale di Canicattì. Dal 13 settembre, infatti, il palazzo di giustizia sarà definitivamente chiuso ed alla ripresa dell’attività giudiziaria dopo la pausa estiva vale a dire dal prossimo venti di settembre considerato che dal 16 e sino al 20 ci sarà lo sciopero degli avvocati non si terranno più udienze penali e civili presso il palazzo di giustizia cittadino. Nei giorni scorsi, in città sono arrivati anche funzionari del Tribunale di Agrigento che insieme ai colleghi che operano a Canicattì hanno effettuato l’inventario di tutto l’arredo esistente presso la struttura e di proprietà del Ministero che sarà trasferito nel capoluogo. Infine, la sede staccata di Canicattì così come nessun tribunale della Sicilia ha ottenuto la proroga del Ministero della Giustizia che invece l’ha concesso soltanto a sette tribunali del nord Italia. Nei giorni scorsi gli avvocati che operano in città e che avevano udienze presso la sede del Tribunale di Canicattì hanno avuto notificati gli avvisi che i processi in programma presso il palazzo di giustizia cittadino si terranno presso la sede di Agrigento in via Mazzini, aula sedici attuando di fatto la riforma voluta dal precedente governo nazionale guidato da Mario Monti. Ad operare a Canicattì, ma non per molto tempo e per l’esattezza sino ad aprile del 2014, rimarranno invece gli uffici del Giudice di Pace. Dal tredici di settembre, anche gli impiegati ed i cancellieri che lavorano presso la sede di Canicattì prenderanno servizio nel capoluogo mentre in città ovviamente non giungeranno più giudici togati. La notizia della chiusura della sede di Canicattì ha disorientato gli avvocati che operano in città e nell’hinterland che avevano come punto di riferimento il palazzo di giustizia cittadino. Con la chiusura del Tribunale, infatti, le attività degli avvocati saranno messe a rischio con i legali che perderanno la domiciliazione delle cause che verranno tutte spostate presso la sede centrale del capoluogo di provincia. Un quadro davvero preoccupante,quello che si è venuto delineare, in nome di un presunto risparmio di risorse attraverso tagli e accorpamenti di piccoli tribunali e procure, di sezioni distaccate, riduzione degli uffici non circoscrizionali dei giudice di pace. Intanto, l’amministrazione comunale, da contratto dovrà continuare a farsi carico delle spese per il pagamento dei canoni di locazione dello stabile dove ha sede il palazzo di giustizia. Si tratta di un contratto di oltre 100mila euro l’anno stipulato nel 2008 e che scadrà nel 2017. Infatti, l’amministrazione comunale guidata dal sindaco Vincenzo Corbo, al momento della stipula del contratto con i proprietari dell’immobile che lo hanno dato in locazione, lo aveva sottoscritto per un periodo di nove anni pattuendo il pagamento di 104mila euro l’anno per i primi sei anni e di 90mila euro per i successivi tre. La Sezione distaccata del Tribunale di Canicattì serviva i comuni di Canicattì, Naro, Camastra, Racalmuto, Grotte e Castrofilippo con un contenzioso nell’ultimo triennio 2008-2010 di 738 controversie civili iscritte a ruolo e di 176 procedimenti penali.

CARMELO VELLA