La verità è che la nostra è oramai una società arrivata alla frutta, assuefatta alla morte, al dolore, alla fame, indifferente a quello che accade a chi sta di fronte al nostro pianerottolo. Siamo individualisti in un mondo globalizzato, un ossimoro sociologico incomprensibile.

Mi fà specie vedere, leggere e ascoltare orde di politici fare passerella sul tappeto rosso del dolore, della vergogna. Mi fa specie che alcuni con la disinvoltura di una donna dai facili costumi, utilizzino le parole di Papa Francesco o meglio la parola di Papa Francesco”VERGOGNA”. Chissà se come per il terremoto dell’Aquila, non vi è già qualcuno che sghignazza al pensiero di quanti soldi potrà fare su questa tragedia e su tragedie come questa. Perché sulla miseria di questi poveri cristi in cerca di pace e di fortuna,  ci sono colletti bianchi che hanno costruito fortune, magari con l’aiuto di qualche politico compiacente che per l’occasione si fa trovare al  posto giusto nel momento giusto a battersi il petto e a chiedere all’Europa, a questa fantomatica Europa, di risolvere il problema.


Oramai siamo trattati come topi da laboratorio altri invece come i cani di Pavlov. Reagiamo agli stimoli, alle parole chiave come la campanella che utilizzava Pavlov. Spred, crisi, debito pubblico etc. etc ed ecco che noi come bravi topini iniziamo a pedalare dentro la ruotina imbottiti di prodotti comprati nelle grandi catene, magari coltivati nel triangolo della morte tra fuochi di rifiuti tossici.

Cosa possiamo fare? Niente, un bel niente. Forse solo cambiare canale e smettere di ascoltarli, ed impiegare il nostro tempo in maniera migliore. I morti di Lampedusa non sono molto diversi da quei disperati che ti chiedono qualche moneta all’uscita del supermercato o fermo ai semafori. Sono gli stessi senza alcuna telecamera puntata addosso,  sono morti anche loro uccisi dalla nostra indifferenza, la stessa che prova chi ci governa , la stessa identica. E allora voglio solo ricordare a me stesso di guardare negli occhi l’omino dalla pelle scura che chiamandoti “amico” ti chiede qualche moneta, dargliela  sarebbe come mettere un fiore sulla tomba scarna di ogni singola vittima di questa tragedia.

Cesare Sciabarrà