La “Settimana della Legalità”,appena conclusasi,che ,come noto a tutti,è stata in passato appositamente istituita perché nell’animo della collettività,locale e direi nazionale, restasse sempre viva la memoria dei due Magistrati canicattinesi barbaramente trucidati dalla mafia, è stata caratterizzata anche quest’anno dalla partecipazione delle Autorità civili e militari,da tanti Magistrati e da un folto numero di studenti ma,ahimè,risultavano assenti,ancora una volta, quei cittadini onesti rispettosi delle leggi e dei valori su cui essenzialmente si fonda ogni tipo di società civile.
Per la verità tale circostanza è stata evidenziata anche nel passato ma che allora poteva trovare una parziale giustificazione in quanto si trattava di un evento nuovo ed appunto spesso la novità viene vista con un certo scetticismo da parte dei più.
Adesso,dato che la settimana della legalità viene riproposta con cadenza annuale anche avvalendosi dell’alto patrocinio della Presidenza della Repubblica,oltre che dell’Amministrazione locale,(e quest’anno non si era alla sua prima edizione),l’unica ragionevole ed amara conclusione è quella dell’assoluta indifferenza della società c.d.”civile” alle varie manifestazioni ed alle tematiche trattate anche da illustri personalità(Magistrati,associazioni che lottano per la legalità e quant’altro) il cui unico scopo ,come detto prima,è quello di tenere sempre accesa quella fiammella della legalità per la quale sia il giudice Saetta con il figlio Stefano( vittima veramente innocente) che il giudice Livatino(il giudice ragazzino),consapevoli del pericolo cui andavano incontro,non hanno esitato a pagarne con la propria vita il prezzo più alto.
E di ciò ci si dovrebbe vergognare perché la mancata partecipazione a simili eventi suona offesa alla memoria di uomini che con il loro sangue,non piegandosi alle minacce di chicchessia,hanno mantenuto alto il vessillo del rispetto assoluto della legge nelle sue diverse forme, dell’assolvimento sino in fondo del proprio dovere di servitori dello Stato,di cittadini onesti e laboriosi ai quali stava a cuore il bene della collettività tutta,compresa la società civile oggi assente.
E noi canicattinesi dovremmo provare una vergogna maggiore per il solo fatto che uomini di siffatta pasta sono nostri compaesani, che dovrebbero essere considerati il fiore all’occhiello della nostra città per ciò tenuta a tenerne sempre vivo il ricordo anche al fine di inculcare nell’animo dei giovani,che poi in ultima analisi saranno la futura classe dirigente,quei principi e quei sublimi valori per il cui mantenimento e rispetto i due illustri Magistrati sono stati barbaramente assassinati affinchè tacessero per sempre;ma tale intento è caduto nel vuoto perché Livatino e Saetta,anche se morti,costituiscono e costituiranno anche per il futuro saldissimi punti di riferimento per tutti coloro ai quali sta a cuore l’esistenza di una società veramente civile basata sul rispetto della persona umana e delle leggi dello Stato.
Concludendo penso che purtroppo anche per loro valga la massima latina del”nemo cicero pro domo sua.”
S.Curcio












