Sono proseguite per tutta la notte le ricerche al largo dell’ isola dei Conigli, davanti a Lampedusa, dove ieri mattina è naufragato il peschereccio con a bordo circa 500 persone. Nonostante il mare grosso, alzatosi durante la notte, gli uomini di capitanerie e Vigili del Fuoco, ai quali si sono aggiunti i sub della Guardia di Finanza e dei carabinieri arrivati in nottata, hanno continuato a cercare gli altri dispersi che, secondo le testimonianze dei migranti, sarebbero ancora in fondo al mare.

Atroce il racconto Rocco Canell, il primo sub sceso dove è naufragato il barcone: “Sembra un film dell’orrore, là sotto c’è una massa di corpi incastrati, uno sull’altro nella stiva mentre tentavano di fuggire e altri sono aggrappati alla fiancata del peschereccio”. Rocco spiega di aver visto almeno una ventina di corpi tutti attorno al relitto e altri ammassati nella stiva. “Due di loro – racconta – sono aggrappati alla fiancata della barca, sono affondati con lei”.


Il relitto si trova a un miglio e mezzo di distanza da Cala Croce. L’imbarcazione, lunga circa una ventina di metri, è stata localizzata con il sonar da un peschereccio di Lampedusa, nel pomeriggio di ieri. Chi ha visto il relitto sostiene che il barcone è affondato “in assetto da navigazione”, cioè è andato a fondo senza rivoltarsi. È probabile dunque che i migranti, inclinandosi da un lato, abbiano fatto entrare acqua nel peschereccio che è così affondato. I sub che hanno visto la barca, inoltre, dicono che non ci sono segni di incendio a bordo anche se sono state recuperate diverse coperte imbevute di benzina.

Sono state sospese le immersioni dei sommozzatori impegnati nel recupero delle vittime del naufragio di ieri a Lampedusa: le condizioni del mare, infatti, non permettono al momento di proseguire con le ricerche. Le motovedette con i sommozzatori a bordo restano comunque nella zona del naufragio affinché, non appena le condizioni lo permetteranno, si possano riprendere le immersioni

Al momento, i numeri ufficiali e ancora provvisori della strage, secondo i dati delle Capitanerie di porto cui spetta il coordinamento dei soccorsi in mare, sono di 111 morti (gli ultimi otto sono stati recuperati ieri sera tardi) e 153 migranti salvati, ma il bilancio è destinato a salire. Stamattina è arrivato sull’isola il traghetto con le bare, che sono state trasportate su due camion nell’hangar della morte. Dal traghetto della Siremar sono anche scesi a terra quattro carri funebri mentre a bordo, per essere trasferiti in Sicilia, sono saliti una quarantina di migranti che erano ospitati al centro di accoglienza, tra cui diversi bambini.

Sono tutti eritrei i 153 sopravvissuti, per la maggior parte giovani. Tra loro ci sono tre donne e 40 minorenni, compresa una ragazzina 16enne. Un’eritrea ventenne ha perso il figlio che aspettava, durante la traversata del deserto, l’eritrea ventenne sopravvissuta al naufragio di ieri, a Lampedusa, e ricoverata all’ospedale Civico di Palermo. Inizialmente si era pensato che la giovane fosse incinta, ma questa mattina, alla mediatrice culturale che l’ha incontrata ha raccontato di avere subito un interruzione di gravidanza durante il viaggio. Dalle parole della donna, che è ancora in stato confusionale, sembrerebbe che a causare l’aborto potrebbe essere stata una violenza subita. A indurre i soccorritori nell’equivoco che la donne fosse incinta sono stati il fatto che ripeteva “baby” e che l’utero fosse di dimensioni più grandi del normale: circostanza, si è accertato in un secondo momento, dipesa dalla gravidanza interrotta.

Il trentacinquenne tunisino sospettato di essere uno degli scafisti, identificato e bloccato al suo arrivo sull’isola e sentito dalla polizia, è indagato, ma non fermato. A precisarlo è la Procura di Agrigento.

Sono ripresi stamani i trasferimenti dei migranti approdati negli ultimi giorni a Lampedusa, in modo da consentire il rapido svuotamento del Centro di prima accoglienza dove in questo momento si trovano oltre mille persone a fronte di una capienza di circa 300 posti. Un primo gruppo di 100 migranti è stato trasferito a Porto Empedocle, con il traghetto di linea che questa mattina ha sbarcato sul molo dell’isola 120 bare. Il loro arrivo a Porto Empedocle è previsto in serata. Con degli autobus verranno poi accompagnati nella struttura d’accoglienza di Pozzallo (Rg). La prefettura di Agrigento non ha invece ancora comunicato se oggi sono previsti ulteriori trasferimenti con un ponte aereo. Nel Centro di prima accoglienza di contrada Imbriacola si trovano attualmente 1.065 migranti, compresi i 155 superstiti del naufragio avvenuto ieri davanti alle coste dell’isola.

Per oggi è stato proclamato il lutto nazionale. A Lampedusa sono tutti chiusi i negozi per il lutto cittadino proclamato con un’ordinanza ieri sera dal sindaco Giusy Nicolini. Le saracinesche dei bar e delle pasticcerie del corso principale di Lampedusa sono abbassate e i turisti cercano di prendere un caffè ai dispenser lungo la strada. Soltanto un fruttivendolo e un panificio, per ora, sono aperti. “Sì oggi è lutto cittadino, ma l’ordinanza è arrivata ieri sera un pò troppo tardi”, dice la titolare di un negozio.

Gli Stati Uniti lanciano un appello alla comunità internazionale perchè si metta al lavoro per prevenire catastrofi simili a quella di Lampedusa. È quanto si legge in una nota del Dipartimento di Stato americano, in cui si sottolinea come gli Usa siano “rattristati dalla notizia dei circa 100 emigranti annegati nel Mediterraneo quando la barca su cui si trovavano è affondata per un incendio. Migliaia di emigranti ogni anno tentato di attraversare percorsi pericolosi in cerca di asilo o di opportunità – prosegue la nota – la disperazione per costoro spesso supera i rischi del viaggio stesso”.

Una previsione nera: quella di ieri a Lampedusa non sarà l’ultima tragedia del mare. A formularla il ministro dell’Interno, Angelino Alfano. Mentre anche il premier Enrico Letta ‘chiama’ l’Europa invitandola ad “alzare il livello” di intervento. “L’Italia – aggiunge – deve riuscire a trovare in Europa ascolto e alleati per avere maggiore efficacia sul fronte dell’immigrazIone”.

Il capo dello Stato Giorgio Napolitano, da parte sua, sottolinea l’esigenza di politiche specifiche per i profughi. E, intanto, crescono le adesioni alla campagna per assegnare a Lampedusa il Nobel per la pace.

Di ritorno dall’isola, “con animo sgomento e con il cuore colmo di dolore”, Alfano interviene alla Camera per dire che “non vi è alcuna ragione per pensare che sia l’ultima volta. Ecco perché la rabbia, la indignazione e il senso di impotenza ci impongono di unirci al grido di papa Francesco, a quel ‘vergogna’ che credo sia un sentimento collettivo”.

E, di nuovo, punta il dito verso Bruxelles. “L’Europa – spiega – deve scegliere se essere o se non essere, l’Europa deve scegliere se proteggere le proprie frontiere, perché proteggere le proprie frontiere significherà proteggere i propri cittadini, ma anche proteggere dalla morte coloro i quali quelle frontiere valicano senza tutele, in mano ai mercanti di morte, senza assicurazioni e senza nulla”. In cima alle richieste – che verranno portate martedì prossimo al vertice dei ministri europei dell’Interno in programma a Lussemburgo – il rafforzamento di Frontex, l’agenzia europea delle frontiere, con l’invio di altri mezzi, aerei e navali per vigilare sul Mediterraneo.

Il commissario europeo per gli Affari interni e l’Immigrazione, Cecilia Malmstrom, riconosce che l’Europa, “deve fare di più e i suoi Stati membri devono mostrare solidarietà in maniera concreta”, ma ricorda che “l’Italia è tra i principali beneficiari dei fondi europei” per fronteggiare i flussi migratori, “232 milioni nel periodo 2010-2012 e 137 milioni solo per il 2013”. E’ dunque “falso dire che la Commissione Ue non ha fatto nulla” per rispondere alle richieste di aiuto di Roma per le emergenze sbarchi: “Le richieste ufficiali che le autorità italiane ci hanno fatto sono state di intervenire con le operazioni Frontex, che hanno avuto luogo”.

C’è polemica anche in Italia, dove aumentano le richieste di cancellare la legge Bossi-Fini. Per il segretario del Pd, Guglielmo Epifani, “va cambiata perché era fondata su un’idea di paura. Noi invece dobbiamo affrontare il tema dal punto di vista del rispetto”. Sulla stessa linea il ministro degli Esteri, Emma Bonino. Quel testo, dice, “va superato. E’ un vero peccato che l’iniziativa radicale di raccolta firme sui referendum per l’abrogazione della Bossi-Fini non sia andata in porto”.

Per il presidente del Senato, Pietro Grasso, “va attuato un temperamento della Bossi-Fini per evitare che, per esempio, come sembra, qualcuno per non incappare nel reato di favoreggiamento dei clandestini o dello sbarco di clandestini possa evitare di dare soccorso a persone che stanno per morire”. Il ministro dell’Interno invita tutti a “evitare polemiche politiche pretestuose per raccattare qualche voto mentre ancora si raccolgono i morti. Se cancellando la Bossi-Fini risolvessimo il problema mi precipiterei a Roma a presentare l’emendamento soppressivo. Purtroppo la questione è molto più complicata”. Ma c’è spazio anche per una proposta di legge bipartisan, siglata addirittura da M5s e Sel, accanto a Pd, Pdl e Scelta civica, per l’accoglienza e la tutela dei migranti minori non accompagnati.

Intanto, cresce la campagna per chiedere che sia assegnato a Lampedusa il Nobel per la pace. “E speriamo – rileva Alfano – che a questa richiesta si aggiunga l’intera Unione europea”. Per Grasso la candidatura dell’isola “sarebbe un segnale di riconoscenza nel nostro Paese e anche nei confronti di questi cittadini che hanno visto sconvolta la loro vita”. L’Espresso ha lanciato una raccolta di firme in proposito che in poche ore ha fatto segnare 10 mila adesioni. Una proposta analoga era stata avanzata nel marzo del 2011 anche dall’allora premier Silvio Berlusconi in visita sull’isola.