Ha scosso i presenti a Bonamorone l’arcivescovo di Agrigento , mons. Francesco Montegenegro. La sua omelia si è concentrata sulla tragedia del 3 ottobre scorso a Lampedusa, sui 366 migranti morti in mare. Ecco alcuni passaggi dell’omelia di don Franco: “La morte è nostra compagna di viaggio nonostante i nostri tentativi di allontanarla dai nostri pensieri. Ci mette in grossa difficoltà, ci è difficile parlarne ma ogni morte provoca una domanda che scuote: “perché?” e provoca un’altra domanda “perché la sofferenza”. Un grido la cui risposta è il silenzio, un grido che oggi si fa più forte se pensiamo ai bambini, alle donne,agli uomini morti nel naufragio di Lampedusa. Sepolti qui non possono essere più considerati estranei . spesso da vivi gli immigrati li evitiamo, li giudichiamo, e qualche volte li disprezziamo e allontaniamo. E’ più facile definirli solo clandestini, arrivando da noi sono persone che hanno commesso un reato, noi gente civile, abbiamo deciso che commette reato chi viene a chiederci la possibilità di condividere con noi una vita più umana. , intanto, li possiamo trattare come delinquenti è la legge a dirlo ma come possono essere considerati delinquenti quei bimbetti ora chiuse in delle bare bianche che, forse, ci hanno provocato qualche lacrima e ora alcuni di loro sono sepolti insieme ai nostri cari. Ciò che non vogliamo far da vivi lo fa la morte che ci fa diventare tutti uguali. Se da vivi evitiamo di incrociare gli immigrati, nella morte non ci è più possibile farlo. Sono qui e resteranno tra noi. Da vivi erano loro a nascondersi, a non farsi vedere, ora tocca a noi provare vergogna , non possono fingere e non possiamo chiudere gli occhi. Con la loro morte questi africani o questi “neri” come qualche vola ci piace chiamarli sono diventati inoffensivi, allora, proviamo a chiamarli fratelli. Con molti di loro ci accomuna la fede, di quelle morti siamo tutti un po’ responsabili”.












