Il fermo nazionale dei servizi di autotrasporto, previsto dal 9 al 13 dicembre 2013, è stato proclamato da due diversi
modi di intendere i problemi dell’autotrasporto italiano.
Da una parte, l’Unatras e l’Anita hanno comunicato che l’azione di protesta si terrà per traguardare i seguenti
obiettivi:
– No al taglio del rimborso delle accise;
– Mantenimento delle risorse economiche stanziate per il settore;
– Riforma del Comitato Centrale dell’Albo
– Rispetto della normativa europea (lavoro somministrato transazionale e cabotaggio);
Dall’altra parte Trasportounito, il quale, dopo l’atto di responsabilità consistente nel rinvio della protesta e la
conseguente concessione di un credito a favore del Governo, peraltro abbondantemente scaduto, resta coerente con
la piattaforma presentata negli scorsi mesi, e cioè:
– Eliminazione della riduzione del rimborso delle accise, nonché la modifica che possa consentire tale rimborso
a cadenza mensile anziché trimestrale;
– Tempi di pagamento delle prestazioni dei servizi di autotrasporti, resi obbligatori, a 30 giorni con
l’introduzione dell’impossibilità da parte del committente di detrarre l’importo della fattura fin quando non è
saldata;
– Modifica della disposizione di legge inerente la remunerazione dei tempi di attesa al carico ed allo scarico;
– Stop all’intermediazione parassitaria (divieto di intermediare i viaggi da parte di soggetti che non dispongono
di mezzi, strutture funzionali e logistiche) unitamente alla riduzione della filiera della sub-vezione;
– Revisione delle disposizioni sui costi minimi di sicurezza;
– Eliminazione totale del Sistri;
– Applicazione concreta delle disposizioni sul cabotaggio stradale (tolleranza zero per gli abusi) e applicazione
delle regole nazionali ai committenti che utilizzano targhe estere;
– Continuità territoriale da e per la Sicilia con l’introduzione di benefici per l’utilizzo dell’infrastruttura del mare;
– Modifica della convenzione Tirrenia per le merci da e per la Sardegna.
Sono due visioni, sulle priorità dell’autotrasporto, completamente diverse.
Solo due temi uniscono i vertici delle Associazioni: il taglio del rimborso delle accise e lo stop al cabotaggio stradale al
quale si unisce la questione comunitaria (davvero ambigua) sul sistema relativo all’utilizzo del personale in
somministrazione transazionale.
Per il resto, mentre Trasportounito sostiene la necessità di una fondamentale modifica delle disposizioni
sull’autotrasporto (tempi di pagamento ecc..) l’Unatras & c. (Confartigianato, Fai, Cna, ecc..) ritengono sia prioritario
mantenere le risorse economiche e affidare maggiori poteri al Comitato Centrale dell’Albo (cioè, ai vertici delle
Associazioni).
Trasportounito ha avuto modo di spiegare, in più occasioni, che non vogliamo risorse economiche della collettività,
bensì regole e condizioni che ci consentano di stare sul mercato nella regolarità e con le dovute soddisfazioni
economiche.
Questa è la sostanziale differenza fra i due schieramenti.
Mentre sarà difficile evidenziare queste differenze ai politici, ai media ed all’opinione pubblica, le imprese di
autotrasporto italiane non possono restare neutre.
Dopodiché occorrerà fare i conti con i movimenti di protesta che, in rappresentanza di diverse categorie, i quali hanno
proclamato la loro manifestazione nel medesimo periodo, e cioè dal 9 al 13 dicembre 2013, evidenziando i gravi
problemi dell’economia reale e le negative conseguenze nel tessuto sociale, ma anche una distanza, oggi sin troppo
evidente, fra i governanti e i governati.
Si genererà, lo sappiamo, il rischio di distorsioni e strumentalizzazioni, ma anche di tensioni e conflitti in un clima che
si preannuncia eufemisticamente di “confusione mediatica” di cui il Paese non ha proprio bisogno. Ma oggi non
possiamo che ribaltare le responsabilità , tutte le responsabilità, su chi ha generato, nell’autotrasporto e così come
nella stragrande maggioranza delle filiere economiche del Paese, questo stato di cose.