La ministra Carrozza ha avviato la sperimentazione finalizzata a ridurre di un anno la durata del percorso di studi della scuola secondaria di secondo grado. Perché? Troppo superficiale appare la proposta e assai debole risulta la motivazione: allinearsi ai Paesi europei. Se fosse questo il vero motivo perché non si anticipa a 5 anni l’ingresso nella scuola elementare? Perché non si innalza l’obbligo scolastico a 18 anni rafforzando l’innovazione dei cicli scolastici? Il motivo reale della riduzione è solo uno: dopo le sforbiciate della Gelmini, ora con la soppressione di un anno, ci sarebbe “un ulteriore taglio di 46.000 docenti e alcune migliaia di personale ATA.” Al di là di tutto, grave è poi il fatto che, così come ha fatto il precedente ministro (Profumo), non sia stato chiesto alcun confronto al mondo della scuola. Invece di finanziare la scuola pubblica, visti i livelli di dispersione, gli abbandoni e l’ allarme dei dati OCSE, si ripropongono politiche di TAGLI da mascherate come riforme. Su questi temi perché non si ha il coraggio di aprire una discussione trasparente che coinvolga tutti: le scuole, gli studenti, le famiglie, le organizzazioni sindacali, le associazioni professionali. Continua a prevalere la politica del fatto compiuto. Senza confronto e senza partecipazione. Per non dire dell’insensatezza scientifica della proposta. Può un ministro dell’istruzione non sapere che intervenire sulla struttura e la durata dei percorsi presuppone una rimodulazione dei curricoli? Tutto ciò si può improvvisare? Si può sottrarre ad un’accurata e autorevole valutazione? Intervenire sui curricoli implica un ragionamento sull’insieme dei percorsi dei cicli scolastici. Non si può agire su un solo segmento. Il progetto della Carrozza è Intempestivo e Inopportuno. Non c’era alcuna necessità di rimettere la scuola in uno stato di assoluta incertezza. “Se ci fosse stata ai miei tempi mi sarei iscritta in una scuola come questa” dice la Carrozza. Perché, da cattolica, non confessa il vero motivo: TAGLIARE circa 40 mila cattedre e risparmiare almeno 1,3 miliardi di euro da mettere a disposizione del Governo.
Nota dolente. Su questo tema non arrivano prese di posizione da parte delle organizzazioni studentesche che stanno occupando le scuole, forse non hanno ancora capito che al POTERE interessa sempre di più avere cittadini con scarsa coscienza critica e possibilmente sempre più ignoranti.
Prof. Pasquale Petix, RSU ITCG GALILEI












