Si allarga a macchia d’olio il consenso a favore dello sciopero indetto per il 9 dicembre. I social network brulicano di rilanci e inviti alla partecipazione in massa, per quella che si annuncia come una manifestazione collettiva di indignazione popolare.

Quando penso al 9 dicembre, chissà perché, mi sembra di sentire le note della Marsigliese risuonare nella mia mente; sarà forse perché taluni parlano oramai esplicitamente di “rivoluzione” per tale data. Intanto si avvicina il Santo Natale e gli Italiani si ritrovano le tasche vuote. Mentre i nostri politici, incapaci di produrre una nuova riforma elettorale, trascorrono le loro giornate a escogitare nuove tasse per ultimare il salasso coattivo ai danni del popolo, quest’ultimo si riversa nei supermercati alimentari per saccheggiare esclusivamente i prodotti in offerta; indicatore inequivocabile che le nostre risorse sono ridotte al lumicino.

Personalmente ignoro cosa accadrà all’indomani del giorno dell’Immacolata. E’ mio auspicio che le manifestazioni non sfocino in azioni violente, fomentate dei soliti facinorosi. Detto questo, vorrei immaginare che 9 dicembre sessanta milioni d’Italiani scenderanno in piazza senza alcuna distinzione politica e di schieramento. Sarà il popolo intero che protesterà contro il decadente sistema politico italiano.

In teoria si tratterebbe di un semplice sciopero indetto del Movimento dei Forconi, ma in pratica nella data del 9 dicembre potrebbe canalizzarsi tutta la rabbia finora repressa nell’animo dell’italiano-medio. Tuttavia questi sentimenti di protesta non dovranno materializzarsi in atti di violenza; poiché essa è sempre controproducente e non necessaria. Nonostante la nostra classe politica, l’Italia è ancora una nazione civile e tale dovrà restare. Bisognerà solo far comprendere al “sistema” che il popolo è saturo. La storia insegna: quando la politica perde contatto con la realtà, è segnale della fine di un’epoca. Basta solo prenderne atto.

Fabrizio Vinci – MESSINA